Dagli amici dell’Associazione Italia-Israele di Bologna, ho ricevuto un invito a visualizzare questo documento e vi assicuro che è assolutamente da non perdere…
Archivio per la categoria 'Terrorismo'
Cosa è realmente accaduto (e sta ancora avvenendo)
Pubblicato Giugno 29, 2007 Eurabia , Informazione , Islam , Israele , Storia , Terrorismo Lascia un commentoCon il Papa e con Oriana Fallaci
Pubblicato Settembre 21, 2006 11 settembre 2001 , Benedetto XVI , Eurabia , Islam , Libero , Oriana Fallaci , Ratzinger , Terrorismo Lascia un commentoLe violente reazioni del mondo islamico al discorso che ha tenuto il Papa lo scorso 12 settembre, danno una volta in più ragione a Oriana Fallaci, la “Cassandra” che, dall’undici settembre 2001, ha continuato a “gridare”, e non solo dai suoi scritti, “Troia brucia!”.
Il discorso di Benedetto XVI l’ho letto tutto e non ci ho trovato nulla di offensivo nei confronti dell’islam. Anzi, mi è parso un invito sincero al dialogo tra culture e religioni diverse, unito al rifiuto del concetto che una qualsiasi religione possa essere diffusa con la violenza.
Per tutta risposta abbiamo visto cosa è accaduto: è stato completamente (e, secondo me, volutamente) travisato questo discorso e l’islam radicale è arrivato a minacciare fisicamente il Papa. Addirittura il “direttorato generale per gli affari religiosi” di Ankara – una sorta di commissione religiosa che vigila sugli imam turchi – ha chiesto che il Papa sia arrestato in occasione del suo prossimo viaggio in Turchia perché, a parer loro, avrebbe violato le leggi turche su libertà di credo e pensiero, “insultando” l’Islam e il profeta Maometto!
Riporto alcuni stralci dell’articolo “Aveva ragione Oriana”, scritto da Renato Farina e apparso su Libero dello scorso martedì, 19 settembre.
Il Papa sta pensando a due donne. Due donne sue e diversissime. Suor Leonella uccisa a Mogadiscio domenica. E Oriana Fallaci. A lui e a noi mancano tutt’e due. Entrambe sono una profezia. La violenza islamica ha per nemico il cristianesimo, la sua realtà di amore indifeso. [...]
Molte sono le minacce dirette a Benedetto XVI, raffigurato in un cartone animato di Al Jazeera con un fucile che abbatte le colombe della pace lanciate da Giovanni Paolo II, in singolare coincidenza con le tesi di Repubblica. [...] Mai la minaccia è stata piena e totale come ora. Al Qaeda è la superficie emergente di un mondo unanime nel pretendere dal Papa l’impossibile: e cioè il rinnegamento di sé stesso e delle sue convinzioni su che cosa siano la fede e la ragione, e su chi sia Dio. E l’Occidente guarda il Papa come a dirgli: ma sì, dagli retta, dì che hai avuto torto. Ma il Papa non può. Piuttosto si fa ammazzare. Fa bene. Tocca a noi difenderlo. E dovremmo farlo come agirebbe Oriana. Piuttosto morti che islamici. [...]
Le violente parole e manifestazioni che si sono scatenate nel mondo islamico non dovrebbero essere tollerate. Se avessero un minimo di dignità e onore, dovrebbero essere coloro che hanno scatenato e partecipato a queste reazioni a chiedere scusa al Papa, per aver così miseramente e strumentalmente travisato le sue parole.
Ma cosa possiamo aspettarci da chi ha più volte dimostrato di mettere in pratica la cosiddetta taqiyya, un precetto sciita che prevede la “dissimulazione” (e basato sulle sure 3:28 e 16:106 del Corano), per apparire “moderato” all’Occidente mentre in “casa” propria continua a fomentare l’odio e ad istigare alla jihad?
Per tutto ciò, qui si sta con Papa Benedetto XVI e con Oriana Fallaci, senza se e senza ma.

Ricordi e considerazioni sull’undici settembre 2001
Pubblicato Settembre 14, 2006 11 settembre 2001 , Benedetto XVI , Eurabia , Informazione , Islam , Libertà , Marcello Pera , Oriana Fallaci , Ratzinger , Terrorismo , USA ChiusoQuesto mio “appunto” arriva tardivo, rispetto a questo triste, quinto anniversario. Ma ho voluto pubblicarlo perché aiuta me stesso, e spero anche a chi lo leggerà, a ricordare le sensazioni provate in quei momenti, nei giorni e negli anni successivi. Perché credo che quell’undici settembre di cinque anni fa abbia segnato la vita di tutti.
Ero in ufficio a lavorare quando tutto ebbe inizio.
Entrò un collega che con aria un po’ sconcertata e preoccupata disse di aver ascoltato alla radio la notizia che a New York era successo un gravissimo incidente o qualcosa del genere. Bastò poco meno di mezz’ora e, grazie al televisore acceso nell’ufficio del nostro dirigente, cominciammo a capire quello che realmente stava accadendo.
Appena ebbi chiaro il fatto che si trattava di attentati terroristici, la prima cosa che mi venne istintivamente in mente e che dissi, rivolgendomi ai presenti, fu: “questa è guerra! siamo in guerra!”. E ricordo benissimo che, a quelle mie parole, quel dirigente, con un sorriso di compatimento, mi disse qualcosa tipo: “ma che guerra e guerra!“.
Col passare degli anni mi sono sempre più reso conto che quella mia affermazione, purtroppo, era più che mai vera.
Allora non amavo occuparmi troppo di politica. Intuivo semplicemente che qualcosa non funzionava in Occidente e me la prendevo con il lassismo italiano ed europeo che consentiva ad immigrati clandestini di invadere il nostro Paese.
Ero pendolare e, passando tutti i giorni per una delle più grandi stazioni italiane, mi trovavo spesso a constatare di persona gli effetti negativi di una politica a dir poco sciagurata.
Non conoscevo neanche tanti aspetti della politica internazionale e forse anche per questo non riuscii a reagire con sufficiente forza, come farei oggi, ai tanti (troppi) colleghi che quel giorno, ma anche i successivi, dissero: “gli americani se la sono cercata”, “gli americani se lo sono meritati”, “è un complotto del governo americano” e tutto il resto. Tutti luoghi molto (troppo) comuni, purtroppo, in una regione profondamente rossa come quella in cui vivo. Ma qualcosa, a livello istintivo, mi suggeriva che queste persone erano vittime di questi luoghi comuni.
Da allora fui preso da una fame irrefrenabile di saperne di più. Cominciai a seguire trasmissioni televisive di approfondimento, presi più spesso in mano i giornali e lessi prima l’articolo e poi il libro “La rabbia e l’orgoglio”, della grandissima Oriana Fallaci. Della stessa Fallaci divorai successivamente “La forza della ragione” e poi “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse”. “Pugni allo stomaco” che spezzavano la coltre “politicamente corretta” dei “media”, che durava da troppo tempo, e che mi scossero profondamente.
Credo che non si debba mai finire di ringraziare Oriana Fallaci per il suo coraggio di dire cose molto scomode (specie per gli ipocriti “ben pensanti”). E credo che oggi si debba anche ringraziare uomini come Marcello Pera e Papa Benedetto XVI che, con i loro scritti (come “Senza radici“) e il loro operato, scavano a fondo nelle ragioni della decadenza dell’Occidente, che hanno reso vulnerabili le nostre democrazie ancora molto “giovani” ed “imperfette”.
Come sostiene anche il mio amico Sorvy, siamo solo all’inizio di una “sfida”, in cui sono in gioco la nostra cultura ed i nostri Valori, ai cui esiti noi non riusciremo sicuramente ad assistere.
Però, pur nella nostra piccola realtà quotidiana, credo che ognuno di noi possa contribuire a vincere questa “sfida”, anche solo discutendo dei nostri Valori con le persone che conosciamo. Anzi, credo che sia addirittura un dovere “testimoniare” questi Valori: per il bene dei nostri figli e delle generazioni che verranno. E c’è una “parola d’ordine” che credo si dovrebbe tenere sempre a mente: LIBERTÀ.
Quinto anniversario, per non dimenticare mai
Pubblicato Settembre 11, 2006 11 settembre 2001 , Islam , Terrorismo , USA Chiuso
Letture raccomandate:
- A Conservative Mind (il blog di Fausto Carioti) – Le voci di quel giorno;
- S1m0ne – 11 SETTEMBRE 1683 – 11 SETTEMBRE 2001.
Un grande Capuozzo contro piccoli personaggi fanatici
Pubblicato Agosto 21, 2006 Eurabia , Informazione , Islam , Israele , Oriana Fallaci , Storia , Terrorismo Chiuso
Un grande, anzi grandissimo, Toni Capuozzo, sabato scorso, nell’edizione delle ore 20 del TG5, ha giustamente “strapazzato” Mohamed Nour Dachan, presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia).
L’UCOII, che è punto di riferimento anche per un fanatico islamista come il sig. Adel Smith (famoso per aver denunciato Oriana Fallaci e per lanciare crocifissi dalle finestre degli ospedali italiani), ha infatti acquistato uno spazio sul Quotidiano Nazionale per pubblicare un documento infamante, a dir poco, nei confronti di tutto il popolo ebraico, e che si conclude, come osserva Magdi Allam, con l’equivalenza: «Marzabotto = Gaza = Fosse Ardeatine = Libano».
Riporto, di seguito, una breve sintesi dell’intervento di Capuozzo, tratta dal sito TGCOM, dove mi sono permesso di evidenziare in grassetto alcuni passaggi, secondo me fondamentali, e di correggere qualche piccolo refuso.
“Criticare Israele è legittimo, lo stanno facendo in tanti in questi giorni, ma ogni paragone storico con il nazismo è rivoltante. Non ci interessa stabilire se sia da codice penale o meno, ci interessa segnalare che queste idee vengono da un’organizzazione, l’Ucoii, che afferma di controllare l’85% delle moschee italiane, un’organizzazione che siede a pieno titolo nella Consulta Islamica“.
Così Toni Capuozzo, nel suo editoriale andato in onda sul Tg5 delle 20 di sabato 19 agosto, ha commentato i contenuti della pagina acquistata nello stesso giorno dall’Unione Comunità Islamiche Italiane sul “Carlino”, “Nazione” e “Giorno”, per dire, ha riferito, che “Israele è il fascismo, il nazismo di oggi, le Fosse Ardeatine” e che “la Marzabotto di oggi portano nomi libanesi e palestinesi”.
“Non vogliamo sia messa a tacere, l’Ucoii – ha detto Capuozzo – anzi dovrebbe parlare di più ed esprimersi sull’uccisione in piazza di un sospetto collaborazionista palestinese, preso a calci tra gli applausi della folla, dovrebbe dire la sua sulla breve vita della ragazza pakistana di Brescia, e sul pacifista accoltellato a morte perché creduto ebreo. E se proprio dobbiamo dare lezioni di storia ci piace ricordare le simpatie del mondo arabo, allora, per il nazismo, il successo, tuttora, di Mein Kampf in Medio Oriente, e la passione per la morte che ha meritato ai militanti fondamentalisti l’appellativo di islamofascisti“.
“Gli italiani hanno tanti difetti, caro Nour Dachan (presidente dell’Ucoii, ndr) – ha concluso- ma non sono così stupidi da vedersi usurpato il proprio passato, Fosse Ardeatine e Marzabotto, un passato tragico che vide tanti ebrei italiani vittime di altri italiani e tanti ebrei italiani salvati da altri italiani. Vederselo usurpare da un nuovo italiano come Lei“.
Sono perciò perfettamente d’accordo con chi propone di estromettere l’UCOII dalla Consulta Islamica.
Ma aggiungo anche che sarebbe più che mai opportuno togliere la cittadinanza italiana, se ce l’hanno, a coloro che hanno scritto quel documento ed invitarli gentilmente a lasciare il nostro Paese.
Penso inoltre che questo deplorevole episodio costituisca un’ottima occasione che l’islam moderato ha il dovere di cogliere, facendo sentire fortissima e chiarissima la propria voce.
Mortadella allo sterco
Pubblicato Agosto 17, 2006 Dittature , Eurabia , Ipocrisie , Islam , Israele , Prodi , Terrorismo ChiusoHezbollah è un movimento terrorista che purtroppo è stato più volte legittimato dai nostri politici(?) di sinistra, come Diliberto, e perfino da Massimo D’Alema (secondo me, il ministro degli esteri più antisemita che l’Italia abbia mai avuto), che lunedì scorso, in Libano, ha visitato le zone bombardate andando a braccetto con un deputato appartenente a questo movimento terrorista.
Il Libano è quindi, a tutti gli effetti, “zona di guerra” ancor più dell’Iraq e dell’Afghanistan perché si avrà a che fare con i militanti di un movimento politico terrorista che fa parte dello stesso governo libanese (e che pare sia stato addirittura a conoscenza dei piani di Hezbollah).
Nonostante la situazione, però, questa volta “Mortadella“, con grandissimo convincimento, ha intenzione di mandare le nostre truppe in Libano e parla apertamente di missione di pace.
Ma non era sempre lui che (ipocritamente e con grande sprezzo del ridicolo) sosteneva che i nostri soldati in Iraq ed in Afghanistan fossero forze d’occupazione?
Questa missione di pace in Libano, come le altre due citate, è sempre sotto l’egida dell’ONU. Però, questa volta, i nostri soldati rischieranno ancora di più perché non dovranno svolgere solamente compiti di “pubblica sicurezza”, ma (come osserva il buon Fausto Carioti) la risoluzione ONU 1701 prevede che dovranno essere disarmati i terroristi Hezbollah.
Chi può davvero credere che dei terroristi consegnino gli armamenti senza batter ciglio?
Perciò, solo dei “coglioni” potrebbero non accorgersi di questa ennesima e palese “truffa” che “Mortadella“, nella sua immensa falsità, sta rifilando ai suoi elettori “pacifinti” (anche se questo fatto non costituisce nulla di nuovo per chi conosce “meglio” il soggetto).
Ora che ci penso, però, le parole “mortadella“, “truffa” e “falsità” mi fanno tornare alla mente (e dovrebbe riuscire a ricordarlo anche chi ha circa una quarantina d’anni o più) una vecchia vicenda (fine anni settanta, se non erro) in cui furono usati dei falsi insaccati riempiti di sterco per tentare una colossale truffa ai danni dello Stato.
La famigerata truffa della “mortadella allo sterco“… appunto.
La differenza fra israeliani e terroristi islamisti
Pubblicato Luglio 20, 2006 Islam , Israele , Terrorismo ChiusoQuando i mezzi d’informazione parlano di “vittime civili” da parte palestinese o libanese, non posso fare a meno di pensare che esiste una differenza sostanziale tra israeliani e terroristi islamisti (fra cui Hezbollah) che è stata molto bene illustrata dalla seguente vignetta, apparsa tempo fa sul sito informativo Arutz Sheva e su quello di Informazione Corretta.
Non si può non prendere atto che è usanza vigliacca dei terroristi islamisti farsi scudo con i civili (consenzienti o altrimenti costretti dagli stessi). Lo si è visto bene anche durante i primi interventi armati in Iraq, dove oltre ai civili iracheni venivano usati come “scudi umani” anche prigionieri occidentali.
Per questo io credo a Deborah Fait quando scrive che «[...] Hezbollah impedisce alla popolazione libanese di scappare obbligandoli a fare da scudi umani per scatenare i Solana e D’Alema e Chirac contro Israele [...]» e che «[...] Hezbollah spara i missili contro Israele da palazzi abitati da civili [...]».
Inoltre credo che spesso sia molto difficile distinguere certi civili dai terroristi islamisti. E questo per una semplice ragione deducibile anche dalle parole pronunciate dal ministro del lavoro libanese Trad Hamade, esponente di Hezbollah, che in una intervista ha dichiarato: “L’Hezbollah una milizia? E’ un’infamia. Siamo la resistenza, i partigiani, l’espressione più pura della lotta contro la brutalità israeliana”.
Lo stesso ministro ha poi precisato di essere “un civile” e di non avere “nulla a che vedere con i militari”.
Purtroppo resta sempre attuale la frase pronunciata da Golda Meir:
P.S. – A proposito di D’Alema e di reazione “sproporzionata” consiglio la lettura (e la visione di alcune foto a corredo) di questo articolo di Paolo Della Sala, sul blog “La Pulce di Voltaire”.
Sciacalli senza vergogna
Pubblicato Giugno 12, 2006 Benedetto XVI , Berlusconi , Il Giornale , Ipocrisie , Islam , Libero , Prodi , Ratzinger , Sciacallaggi , Terrorismo ChiusoRiporto un magistrale articolo di Renato Farina, tratto dal quotidiano Libero di sabato 10 giugno, e che vale assolutamente la pena leggere dall’inizio alla fine.
I link, le evidenziature e i “grassetti” sono stati aggiunti dal sottoscritto.
I ROSSI SON GIA’ NERI – di Renato Farina
La ribellione contro i predatori dell’anima italiana si è concentrata in questi giorni vicino a un soldato morto. Prima del funerale del caporalmaggiore Alessandro Pibiri, ucciso a Nassiriya, al Celio era stata preparata la camera ardente. La bara di legno, soldati sull’attenti, le lacrime della famiglia in veglia. Ed ecco, improvvisamente, giunge una notizia là dentro. Fuori dall’uscio, c’è un politico. Ha l’aria compunta di chi è pronto a mettersi in cassaforte questo lutto come oro per la sua causa. E’ Oliviero Diliberto, capo dei Comunisti italiani, sardo come il caduto. Ci sono i giornalisti, e fa le prove con loro: «Sono d’accordo con il papà del soldato ucciso: quando andiamo via dall’Iraq?». Nel momento della disperazione aveva espresso la sua prostrazione: via tutti. E aveva ed ha ragione: dopo il rinnegamento di Prodi, prima si va via meglio è, si è carne da cannone, senza neanche la corazza invisibile che viene dal fatto che il tuo presidente stima e approva il tuo sacrificio.
Intanto, funzionano benissimo i padri dei soldati morti quando ci danno ragione, che occasione spettacolare per Diliberto. Il quale entra, non dubitiamo sia addolorato sul serio, ma non resiste. Invece di dire le parole banali così preziose, tipo «Mi dispiace», «Non è stato un sacrificio inutile»; «Tanti gli vogliono bene»; invece di essere un uomo, Diliberto ha preferito scegliersi la parte di politico astuto. Si avvicina e dice: «L’ho sempre detto che non dovevamo andare in guerra…». Dice così: in guerra. Come dire che quel ragazzo che padre, madre, fidanzata e fratello stanno piangendo era andato là, in quel deserto babilonese, ad ammazzare. Se fosse stato per Diliberto, Bertinotti, Prodi e compagni non avrebbe potuto esprimere quella vocazione guerriera e sarebbe vivo. Insomma: l’ha ucciso Berlusconi.
E’ allora che le gambe di Mauro Pibiri si sono avvitate al suolo. I soldati sanno cosa sia. Hai davanti uno più potente, ma la giustizia è dalla tua parte. Di qui, questo non passa. Quelle parole non passano, non possono essere di chi ci governa. Invece sì, purtroppo. Mauro Pibiri gli grida in faccia, con la forza calma di chi ha il cuore frantumato, ma l’idea del bene e del male è intatta e pura: «Ma che cosa dice? Mio fratello era andato laggiù per aiutare gli iracheni, non per fare la guerra. Lei che ne sa?». Mauro Pibiri è un giovane ufficiale in congedo. Non gli importa di destra, sinistra, centro, ma della verità. Diliberto se ne va alla chetichella. Dopo mezz’ora Mauro Pibiri parla ai cronisti: «I nostri militari hanno portato l’acqua e la luce, non la guerra. Smentisco il politico di estrema sinistra che davanti al cadavere di mio fratello è venuto a dire che non si doveva andare in guerra».
Questo fatto, che attingo dalla cronaca di Lorenzo Salvia sul Corriere della sera, è la prima grande sconfitta politica del governo Prodi. Una sconfitta più grave perché è morale e viene non da un avversario politico, ma da un uomo comune che impugna la sua dignità come una fiaccola che illumina l’abisso in cui siamo precipitati. Non è un fatto di quattro politicanti spelacchiati, capitati per caso in mezzo a una coalizione di sinistra sì, ma seria. Era stato Prodi in persona – ribadisco – a dire che gli italiani lì erano andati in guerra e ad occupare. Mentiva. Lo ha fatto perché la sua maggioranza si regge proprio sul rapporto privilegiato tra il premier e questi estremisti, rifondaroli, comunisti, verdi, eccetera. In questi giorni ha provato a tranquillizzare gli italiani, a spiegare che sono folclore, sono innocui. Balle. Sono la sua anima nera, anzi rossa.
Dopo questo schiaffo che è stato ignorato dai Tg e rimpicciolito dai mass media, un presidente del Consiglio civile dovrebbe andare a chiedere scusa, e rimangiarsi le sue parole in Parlamento. Potrebbe spiegare che ci ritiriamo perché sì, c’era nel programma, ma non rinneghiamo nulla di quella presenza «pacifica».
La parola messa tra virgolette è del Papa. Benedetto XVI ha usato l’espressione «ripresa pacifica» per descrivere l’obiettivo dei nostri in Mesopotamia. Come Mauro Pibiri. Come sente la grandissima parte del nostro popolo.
C’è stato un altro schiaffo solenne. Quello del presidente Giorgio Napolitano. Lo riconosciamo volentieri: ha usato espressioni nient’affatto neutrali. Ricevendo i capi della nostra Marina ha detto: «I nostri soldati sono impegnati in azioni militari ma non di guerra, è doveroso partecipare alle missioni dell’Onu, per assicurare la pace e la giustizia». Insomma: il contrario di quanto detto da Prodi, Bertinotti, Diliberto eccetera. Un linguaggio simile invece a quello – per rimanere nell’ambito del governo – di D’Alema, Mastella, Rutelli. Il problema però è questo: il governo sarà diviso, ma le scelte pubbliche sono tutte, ma proprio tutte da estrema sinistra. Il primo atto internazionale del governo – ricordiamocelo – è stato il ritiro dall’Iraq, lasciando esposto il nostro esercito, delegittimato moralmente, ad azioni vigliacche e persino, in punta di diritto, nobilitate da Prodi in quanto atti contro occupanti. E poi questi qui vanno a piangere ai funerali. A piangere quando ci riescono, perché com’è noto l’altra volta gli è proprio scappato di sghignazzare (vi ricordate Pecoraro Scanio? Nessuno gli ha chiesto di fare un passo indietro e di scontare in qualche purgatorio politico la sua sconcezza: macché subito un bel ministero).
Che cos’abbiamo fatto, chi abbiamo mandato al governo sulle loro auto blu? Dei pazzi. Questo è il sentimento della gente comune dinanzi allo spettacolo dei piccoli Nerone al potere. Gli manca solo la cetra, ma Roma hanno già cominciato a incendiarla con pistolate da megalomani. Siccome hanno vinto, pensano di potersi permettere di tutto, pure con l’applauso del popolo. Noi avevamo avvertito che erano fatti così. Troppi ci sono cascati. Erano tanto carini a Porta a porta, così educati. Ora la grandissima maggioranza si rende conto, e c’è un lampo di paura in Italia, e si vorrebbe rispedirli nei loro centri sociali o confinarli nei salotti dove le chiacchiere sono solo chiacchiere, e non atti di Stato. Invece ci toccano. Per cinque anni? Confidiamo per molto, molto meno.
A questi comunisti gliene suonano anche gli alleati (alcuni), perché ogni tanto per fortuna prevale la decenza. Buona parte degli sciagurati elettori di Prodi li prenderebbero volentieri a sediate in testa, questi rivoluzionari del menga. Noi non li perdoniamo. Guardate in che casino ci avete messo, pur di metterla in quel posto al Berlusca. Lo diciamo anche a un vecchio amico saggio come Giampaolo Pansa. Anche lui pensava di aver votato un democristianone un po’ di sinistra, contornato da un comunista serio e realista come D’Alema. Pansa e quelli come lui, brave persone, hanno regalato con ottime intenzioni lo scettro a chi ride nel momento del lutto, a un presidente della Camera che va alla parata militare ma dichiara che non ci sta (Bertinotti), e a un Diliberto che con le sue belle giacchette fa la predica contro i soldati sulla bara del caduto, e quasi i parenti del caporalmaggiore lo sbattono fuori dalla sala ardente.
Ha un bel dire Prodi che sono folclore. Sono la sua spina dorsale. Prodi è legato con il filo di ferro a questa sinistra. Urge cambiare tutto. Magari anche con l’aiuto di una sinistra moderata e riformista, se non è venduta a questa corte di folli.
Renato Farina – Libero – Sabato 10 giugno 2006
Altri contributi su…
Il mio personalissimo pensiero
Sono molto addolorato per la tragica fine del nostro militare. Ma – come ho già scritto poco tempo fa – questi tragici lutti non riescono più a farmi stare zitto di fronte all’impudenza di certe persone.
Di tutti i personaggi, citati da Farina in questo articolo, trovo particolarmente negativa la figura di Prodi perché, diversamente da Diliberto (del quale si sa praticamente da sempre il pensiero), mente spudoratamente nel tentativo di “metterlo in quel posto” a tutti gli italiani, compresi quelli che l’hanno votato, e a buona parte dei suoi stessi alleati.
Nonostante la sua apparenza bonacciona, da tutto ciò che fa e dice (vedi anche la discussa intervista al settimanale tedesco Die Zeit – commentata anche su Il Legno Storto) traggo la netta impressione che sia una persona senza scrupoli e cattiva nel profondo. Una “maschera” perfetta per chi vuole governare il Paese non avendo “la faccia” per poterlo fare.
Mostri di idiozia, il problema di Prodi, i nostri Eroi, felicità e Libertà
Pubblicato Maggio 7, 2006 Berlusconi , Ipocrisie , Islam , Nassirya , Prodi , Terrorismo ChiusoMostri
Il 25 aprile, nelle piazze italiane, i soliti mostri di idiozia (o utili idioti, chiamateli come vi pare) hanno fatto riecheggiare quello schifosissimo slogan: “10-100-1000 Nassirya”.
Lo stesso giorno, a Milano, durante la manifestazione in ricordo della Liberazione, altri sinistri idioti hanno lanciato insulti contro il candidato sindaco Letizia Moratti, che sfilava con il padre, ex partigiano e reduce di Dachau.
Il giorno seguente, le solite e ipocrite (come si era già scritto) prese di distanza.
Due giorni dopo (il 27 aprile), proprio a Nassirya, in un attentato sono morti tre militari italiani (e oggi purtroppo anche il quarto, inizialmente ferito gravemente) ed uno rumeno.
Il primo maggio, sempre nelle piazze italiane, si è nuovamente risentito lo schifosissimo slogan gridato dai soliti sinistri idioti.
Sempre nello stesso giorno e sempre a Milano, ancora altri sinistri idioti hanno lanciato insulti a Letizia Moratti che partecipava alla sfilata (invitata a farlo dagli stessi sindacati forse perché questi si erano sentiti in colpa per quanto accaduto già il 25 aprile).
E, come sempre, ecco arrivare le solite e ipocrite (come si era già scritto) prese di distanza.
Il giorno dopo, 2 maggio, si sono tenuti i funerali dei nostri militari e, proprio durante la cerimonia, ecco un indegno “spettacolo” colto da un’indiscreta macchina fotografica. Due gli attori: i sinistri Pecoraro Scanio (Verdi) e Vasco Errani (Democratici di Sinistra) che ridono e scherzano in mezzo a tanti volti seri di altri partecipanti.
Quattro giorni dopo (il 5 maggio), in Afghanistan muoiono in un nuovo attentato altri due militari italiani.
La prima volta ho taciuto per rispetto dei militari morti e per non apparire come uno che strumentalizza queste vicende. Oggi però, specie dopo le ghignate di quei due emeriti cretini, seguite ancora dallo schifosissimo slogan lanciato dagli altri mostri di imbecillità, non mi trattengo.
Sono davvero stufo delle ipocrite prese di distanza dai propri “figli” di questa sinistra che (come si era già scritto) ha seminato odio e divisione dal dopo-guerra ad oggi!
Se volessero mantenere anche solo un briciolo di dignità, certi leader di questa Unione dovrebbero solamente tacere!
IL SILENZIO sarebbe infatti un atto di rispetto nei confronti anzitutto di coloro che hanno sacrificato la propria vita per qualcosa in cui credevano e lo sarebbe anche nei confronti del popolo italiano.
I nostri Eroi sono… “il maggiore problema”?
Prodi, dopo gli ultimi morti italiani in Afghanistan, ha dichiarato: «Sono veramente vicino alle famiglie dei soldati. Il problema del tributo che viene dato dai nostri soldati per la pace e la stabilità è tra i più grandi, forse in questo momento il maggiore problema del nostro Paese».
Ammettiamo pure che sia “vicino alle famiglie dei soldati“. Ma cosa significa che “il tributo che viene dato dai nostri soldati per la pace e la stabilità” è “forse in questo momento il maggiore problema del nostro Paese“?
Mi pare ovvio che si possa essere dispiaciuti e perfino arrabbiati per l’uccisione dei nostri militari. Ma ogni missione di pace comporta dei rischi.
I nostri militari lo sanno benissimo: la morte è uno dei possibili “incidenti” che possono capitare nello svolgimento di quel loro difficilissimo e rischioso lavoro. Per questo tutti i nostri soldati in missione sono degli eroi. E il loro operato per quanto è rischioso è altrettanto, anzi molto più, prezioso per la salvaguardia della pace e del futuro dei paesi in cui si svolge e, di conseguenza, per la pace e il futuro nostri e di tutta l’umanità.
I nostri militari sono andati proprio dove è più urgente e importante la presenza occidentale. Perché quelli sono luoghi in cui ogni giorno vengono calpestati anche i più elementari diritti universali delle persone e dove, a causa di questo, trova terreno fertile quel terrorismo di matrice islamica che minaccia e colpisce da alcuni decenni l’Occidente “infedele”.
Come si può, quindi, affermare che questo “tributo” sia un “problema”, anzi, “il maggiore problema”?
Qui, “caro” professor Prodi, il “maggiore problema” è proprio la mancanza del rispetto dei Valori universali che affligge una parte fin troppo grande dell’umanità e che, per questo, non può essere risolto ritirando le truppe dalle missioni di pace. Sarebbe un gesto suicida perché è proprio da quei luoghi che nascono le minacce più immediate verso l’Occidente. E il modo migliore per difenderci non è attendere di risolvere il problema quando l’abbiamo in casa nostra, ma bensì prevenirlo intervenendo sulle sue cause.
Qualcuno potrebbe obiettare chiedendo il perché, ad esempio, non si fa qualcosa anche in Cina, dove è palese la mancanza di rispetto dei diritti umani.
La risposta è che si sta già facendo il possibile ma con mezzi diversi da quelli militari (continui richiami al governo cinese perché vengano riconosciuti i Diritti dell’uomo, coinvolgimento nel mercato internazionale, eccetera) perché la Cina non costituisce un pericolo immediato per l’Occidente come invece lo sono certi paesi islamici.
Ma d’altra parte cosa ci si poteva aspettare dal “Mortadella”?
Già in passato non aveva perso occasione per ribadire il concetto, anche in un’intervista rilasciata a “Repubblica Radio”, e pubblicata dal quotidiano La Repubblica lo scorso 29 luglio 2005, in cui dichiarò: «Se l’Unione vince le elezioni ritireremo le truppe di occupazione».
Perciò, con la sua ultima dichiarazione, “Mortadella” ha voluto ribadire il concetto che le nostre sono “truppe di occupazione” e che secondo lui non vale la pena difendere i propri Valori rischiando la vita.
Quali Valori?
La Vita, anzitutto. E poi la Famiglia, la pace e la sicurezza. La Libertà: di movimento, di pensiero, di parola e di religione.
Questi sono tra i Valori universali che sono intrinseci nel DNA di tutta l’umanità perché, andando al di là di qualsiasi ideologia, classe sociale o religione, non possono essere disconosciuti da nessuno.
Come scrive Marcello Pera nel libro “Senza Radici”, citando le parole del presidente americano Bush, “Ovunque la gente vuole avere libertà di parola, vuole scegliere i propri governanti, la fede religiosa, il modo di educare i propri figli, vuole possedere dei beni e godere i frutti del proprio lavoro“.
Ma Prodi pare sia sordo a queste cose.
A “Mortadella” interessa solo ed esclusivamente il potere, altrimenti, nel primo confronto televisivo con Berlusconi, non avrebbe “sparato” quella balla colossale (coglione chi ci ha creduto!) dichiarando che si potrebbe “organizzare anche un po’ di felicità per noi“.
Per noi chi? Forse per l’Unione, non certo per gli italiani!
La felicità non è una cosa che si può “organizzare” ma una cosa che tutti hanno il diritto di poter perseguire. E per poterla raggiungere è anzitutto indispensabile la Libertà.
La Libertà e la nostra Costituzione
A proposito di Libertà, mi torna in mente un’amara ma lucida constatazione che fece Vittorio Sgarbi anni fa, durante il suo programma, “Sgarbi quotidiani“, trasmesso su Canale 5.
In quell’occasione infatti parlò della Costituzione della Repubblica Italiana sostenendo che i “padri fondatori” commisero un grande errore: infatti, proprio all’articolo uno, stabilirono che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“.
Quindi Sgarbi evidenziò come, secondo lui, il primo articolo avrebbe dovuto recitare che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla Libertà” perché è solo partendo da questa che si può realizzare un Paese veramente democratico.
Un po’ come fecero gli Stati Uniti d’America nel Preambolo della loro Costituzione che recita: “Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi e ai nostri Posteri, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d’America“.
Quindi, già in questa prima frase della loro Costituzione, nel 1787 gli americani elencarono i Valori che dovevano costituire le fondamenta del loro grande Paese. Valori che noi italiani, a distanza di ben 160 anni, non siamo riusciti a collocare al posto giusto.
Infatti, probabilmente a causa della fame patita dagli italiani durante la guerra (?), chi scrisse la nostra Costituzione si preoccupò di mettere solo il lavoro quale unico fondamento della Repubblica (!), relegando il riconoscimento dei “diritti inviolabili dell’uomo” all’art. 2, mentre la parola “libertà” venne usata la prima volta solo all’art. 3 (!) e non per elencarla come valore “inviolabile“ (cosa che avvenne in modo un po’ più esplicito solo all’art. 13) ma citata solo come diritto che potrebbe essere limitato da “ostacoli di ordine economico e sociale“.
Secondo il mio modesto parere, la Libertà non può essere dipendente dal lavoro mentre, viceversa, il lavoro, può esistere nel senso “nobile” del termine solamente se è garantita per prima la Libertà stessa. Perché senza la Libertà il lavoro non può essere più ritenuto tale ma diventa schiavitù, oppressione.
Basta vedere ciò che è accaduto in Russia, in cui fu applicata la filosofia comunista. Fecero del lavoro una bandiera mentre con la Libertà (quella vera e non quella intesa dal comunismo) ci si pulirono i piedi (per non dir peggio). E si sa (è storia recente) come andò a finire.
Perciò specialmente oggi, con questa sinistra al Governo e questa Costituzione un tantino “comunista”, mi si permetta di essere un po’ preoccupato.
Incontro a Bologna con Marcello Pera
Pubblicato Aprile 3, 2006 Berlusconi , Eurabia , Islam , Israele , Marcello Pera , Terrorismo ChiusoDomenica, 2 aprile 2006.
Questa giornata mi ha visto un po’ più mattiniero rispetto alle altre domeniche.
Ho raggiunto un caro amico conosciuto sul Web: il Sorvegliato Speciale (Sorvy).
E’ la prima volta che ci conosciamo di persona e questo primo incontro si svolge in un bar, davanti ad un caffè. Pochi minuti di chiacchiere e si parte per Bologna, diretti all’incontro organizzato dal Comitato per l’Occidente.
Arriviamo con largo anticipo al Palazzo dei Congressi: non sono ancora le 10 e l’incontro è previsto per le 11.30.
Sorvy è attrezzatissimo. Ha con sé ben tre bandiere (U.S.A., Israele ed Italia) e sul posto se ne procura anche una di Forza Italia con la scritta “Berlusconi Presidente”.
Siamo forse i primissimi ospiti ad entrare nella sala dedicata a questa manifestazione. Oltre a noi ci sono solo gli organizzatori impegnati negli ultimi preparativi.
Ci piazziamo in un punto abbastanza strategico, subito a sinistra delle file centrali (niente paura, non abbiamo cambiato idea! :-) – in ogni caso, dal palco, appariamo proprio… al “centro-destra”).
Leghiamo le bandiere alle aste e continuiamo a guardarci intorno, mentre cominciano ad arrivare altri ospiti, in gran parte di Bologna e dintorni. Poi è il turno di gruppi arrivati con alcuni pullman. Infine arrivano i passeggeri dell’Occidente Express, partito da Roma e che ha raccolto altri partecipanti strada facendo.
Sono le 11.20 ed il salone è del tutto pieno.
Pochi minuti dopo le 11.30 (forse cinque o dieci, non so esattamente) entra il Presidente Marcello Pera. E lo fa da dove non ce lo saremmo proprio aspettati.
Appare in cima ad una delle balconate laterali del salone e si avvia, stringendo le mani di tutta la gente intorno, verso uno dei due corridoi di platea che portano al palco.
Ci passa ad un metro di distanza e Sorvy gli grida: «vai Marcello!». Lui si gira e saluta sorridendo.

Il primo ad intervenire è il prof. Gaetano Quagliariello (Presidente della Fondazione Magna Carta), seguito da Davide Rondoni (professore universitario e poeta) e Isabella Bertolini (Vice Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia).

E finalmente è il momento di Marcello Pera, che raggiunge il pulpito in mezzo ad una grandissima ovazione.
Ed esordisce con queste parole: «Cari amici, in primo luogo grazie di essere tanti, belli, giovani, entusiasti e determinati. Grazie per la vostra adesione al manifesto e per i vostri commenti e per i vostri blog. Grazie per l’Occidente Express: è partito. Oggi si è fermato a Bologna ma ha ancora un lungo percorso da compiere».
Parlando dell’Occidente, si lancia in una denuncia delle mancanze e delle ambiguità contenute nella Costituzione europea. Parla del relativismo e del multiculturalismo. Di immigrazione ed Islam: «il nostro nemico non è l’Islam. Il nostro vero nemico è la nostra incapacità a reagire a coloro che, facendo dell’Islam uno strumento, decidono di aggredirci nei nostri princìpi e valori più cari».
E infine evidenzia alcune fondamentali differenze tra il centrodestra ed il centrosinistra.
«Nel programma elettorale della Casa delle Libertà, proprio all’inizio, c’è un punto in piena consonanza col nostro Manifesto. Lì si dice che nel 2006 alla libertà “si deve aggiungere un altro valore complementare alla libertà, la sicurezza della nostra identità”. Questo concetto di identità è ripetuto quattro volte nella stessa pagina. E ad esso si aggiunge un appello alla “difesa delle radici giudaico-cristiane e a contrasto di ogni fondamentalismo”, per poi concludere: “Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro strategico del nostro disegno tanto sul lato politico quanto sul lato economico, tanto in Italia, quanto in Europa: la difesa dei valori religiosi e dei princìpi morali, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra”».
Mentre «in quel programma dell’Unione, si parla di unioni di fatto, a definire le quali – è scritto – “non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale”. (…) Lì, insomma, si parla di “nuovi diritti”, anche se vanno a detrimento dei vecchi, e si parla di diritti delle minoranze, senza curarsi di quelli della maggioranza del popolo italiano. Il professor Prodi non ama parlare di Pacs, ma poi scrive ad Arcigay e Arcilesbisca per dire che, sì, si faranno, anche se è bene non fare “chiasso” durante la campagna elettorale. Al professor Prodi piace parlare della famiglia, ma poi da un manifesto di Rifondazione comunista si apprende che “la famiglia si articola in una vasta molteplicità di opzioni e di libere unioni”». E poi accenna ai concetti espressi da Boselli e da Emma Bonino per poi arrivare alla Margherita che «si divide fra le idee della professoressa Binetti e del dottor Bobba e quella della onorevole Rosy Bindi». Perciò Marcello Pera si chiede: «il professor Prodi ha un programma politico o è costretto a indossare le vesti di Arlecchino?».
Siamo alla conclusione: il Presidente Pera lancia il suo affondo verso il centrosinistra.
«E poi c’è quello che … non c’è. Nel programma dell’Unione e nel dibattito fra le forze che la compongono non c’è riferimento ad un’Europa identitaria, non alle nostre radici cristiane, non al diritto alla vita, non alla sussidiarietà, non alla pluralità dell’educazione. C’è invece, tra quelle forze, una tracotante protesta contro la Chiesa e il Papa, una ideologica chiusura verso le scuole cattoliche, un’idea di Europa angelica e senza responsabilità, una tendenza a distaccare l’Europa dall’America, e anche – come è scritto – “un segnale forte di discontinuità sia al popolo iracheno sia alla comunità internazionale”, senza curarsi né del popolo iracheno né del nostro interesse nazionale. Non sono mancati neppure coloro che hanno scandito slogan come “10, 100, 1000 Nassyria”, in spregio al nostro Paese e ai nostri valorosi militari.
Ecco perché io non accetto il programma dell’Unione. Perché voglio la mia identità. Voglio la mia tradizione. Voglio la mia cultura. Voglio la mia storia. Lo voglio, tutto questo, non perché sono tracotante o arrogante o oppressore. Lo voglio non perché non rispetto gli altri. Lo voglio perché rispetto me stesso. Lo voglio perché se nel mio Paese, nella mia Europa, si aggrava ancora di più la crisi spirituale e morale che stiamo attraversando, allora il mio futuro sarà perduto.
Noi già il 9 aprile quel futuro eviteremo di perderlo. Abbiamo capito che la discriminante fra noi e i nostri oppositori politici della sinistra è, come ha scritto il presidente Berlusconi a Isabella Bertolini, “lo scontro fra due opposte visioni del mondo”. Abbiamo capito la posta in gioco. E siccome abbiamo capito, intendiamo vincerla, quella posta, per noi, per i nostri figli, per l’Europa, per l’Occidente».
L’incontro si conclude così, in un tripudio generale.
In moltissimi accorrono verso il palco per un saluto o un autografo. Anche Sorvy ed io ci proviamo. Sorvy, con in mano la brochure distribuita a inizio manifestazione, chiede un autografo al Presidente Pera gridando (ed anch’io insieme a lui): «un autografo per TocqueVille!». Pera annuisce e, autografando la brochure di Sorvy, esclama «bravi!» rivolgendosi sia a noi ma soprattutto a tutti i cittadini di TocqueVille.
AGGIORNAMENTO del 06/04/2006
SEGNALAZIONI
Sul blog del Sorvegliato Speciale potete trovare due post:
Risorse audio e testo presenti sul sito personale del Presidente Marcello Pera:
- Collegamenti ai file audio dei discorsi (in ordine di intervento):
- Collegamento al testo del discorso di Marcello Pera.

