Archivio per la categoria 'Sciacallaggi'

Sciacalli senza vergogna

Riporto un magistrale articolo di Renato Farina, tratto dal quotidiano Libero di sabato 10 giugno, e che vale assolutamente la pena leggere dall’inizio alla fine.
I link, le evidenziature e i “grassetti” sono stati aggiunti dal sottoscritto.

I ROSSI SON GIA’ NERI – di Renato Farina
La ribellione contro i predatori dell’anima italiana si è concentrata in questi giorni vicino a un soldato morto. Prima del funerale del caporalmaggiore Alessandro Pibiri, ucciso a Nassiriya, al Celio era stata preparata la camera ardente. La bara di legno, soldati sull’attenti, le lacrime della famiglia in veglia. Ed ecco, improvvisamente, giunge una notizia là dentro. Fuori dall’uscio, c’è un politico. Ha l’aria compunta di chi è pronto a mettersi in cassaforte questo lutto come oro per la sua causa. E’ Oliviero Diliberto, capo dei Comunisti italiani, sardo come il caduto. Ci sono i giornalisti, e fa le prove con loro: «Sono d’accordo con il papà del soldato ucciso: quando andiamo via dall’Iraq?». Nel momento della disperazione aveva espresso la sua prostrazione: via tutti. E aveva ed ha ragione: dopo il rinnegamento di Prodi, prima si va via meglio è, si è carne da cannone, senza neanche la corazza invisibile che viene dal fatto che il tuo presidente stima e approva il tuo sacrificio.
Intanto, funzionano benissimo i padri dei soldati morti quando ci danno ragione, che occasione spettacolare per Diliberto. Il quale entra, non dubitiamo sia addolorato sul serio, ma non resiste. Invece di dire le parole banali così preziose, tipo «Mi dispiace», «Non è stato un sacrificio inutile»; «Tanti gli vogliono bene»; invece di essere un uomo, Diliberto ha preferito scegliersi la parte di politico astuto. Si avvicina e dice: «L’ho sempre detto che non dovevamo andare in guerra…». Dice così: in guerra. Come dire che quel ragazzo che padre, madre, fidanzata e fratello stanno piangendo era andato là, in quel deserto babilonese, ad ammazzare. Se fosse stato per Diliberto, Bertinotti, Prodi e compagni non avrebbe potuto esprimere quella vocazione guerriera e sarebbe vivo. Insomma: l’ha ucciso Berlusconi.
E’ allora che le gambe di Mauro Pibiri si sono avvitate al suolo. I soldati sanno cosa sia. Hai davanti uno più potente, ma la giustizia è dalla tua parte. Di qui, questo non passa. Quelle parole non passano, non possono essere di chi ci governa. Invece sì, purtroppo. Mauro Pibiri gli grida in faccia, con la forza calma di chi ha il cuore frantumato, ma l’idea del bene e del male è intatta e pura: «Ma che cosa dice? Mio fratello era andato laggiù per aiutare gli iracheni, non per fare la guerra. Lei che ne sa?». Mauro Pibiri è un giovane ufficiale in congedo. Non gli importa di destra, sinistra, centro, ma della verità. Diliberto se ne va alla chetichella. Dopo mezz’ora Mauro Pibiri parla ai cronisti: «I nostri militari hanno portato l’acqua e la luce, non la guerra. Smentisco il politico di estrema sinistra che davanti al cadavere di mio fratello è venuto a dire che non si doveva andare in guerra».
Questo fatto, che attingo dalla cronaca di Lorenzo Salvia sul Corriere della sera, è la prima grande sconfitta politica del governo Prodi. Una sconfitta più grave perché è morale e viene non da un avversario politico, ma da un uomo comune che impugna la sua dignità come una fiaccola che illumina l’abisso in cui siamo precipitati. Non è un fatto di quattro politicanti spelacchiati, capitati per caso in mezzo a una coalizione di sinistra sì, ma seria. Era stato Prodi in persona – ribadisco – a dire che gli italiani lì erano andati in guerra e ad occupare. Mentiva. Lo ha fatto perché la sua maggioranza si regge proprio sul rapporto privilegiato tra il premier e questi estremisti, rifondaroli, comunisti, verdi, eccetera. In questi giorni ha provato a tranquillizzare gli italiani, a spiegare che sono folclore, sono innocui. Balle. Sono la sua anima nera, anzi rossa.
Dopo questo schiaffo che è stato ignorato dai Tg e rimpicciolito dai mass media, un presidente del Consiglio civile dovrebbe andare a chiedere scusa, e rimangiarsi le sue parole in Parlamento. Potrebbe spiegare che ci ritiriamo perché sì, c’era nel programma, ma non rinneghiamo nulla di quella presenza «pacifica».
La parola messa tra virgolette è del Papa. Benedetto XVI ha usato l’espressione «ripresa pacifica» per descrivere l’obiettivo dei nostri in Mesopotamia. Come Mauro Pibiri. Come sente la grandissima parte del nostro popolo.
C’è stato un altro schiaffo solenne. Quello del presidente Giorgio Napolitano. Lo riconosciamo volentieri: ha usato espressioni nient’affatto neutrali. Ricevendo i capi della nostra Marina ha detto: «I nostri soldati sono impegnati in azioni militari ma non di guerra, è doveroso partecipare alle missioni dell’Onu, per assicurare la pace e la giustizia». Insomma: il contrario di quanto detto da Prodi, Bertinotti, Diliberto eccetera. Un linguaggio simile invece a quello – per rimanere nell’ambito del governo – di D’Alema, Mastella, Rutelli. Il problema però è questo: il governo sarà diviso, ma le scelte pubbliche sono tutte, ma proprio tutte da estrema sinistra. Il primo atto internazionale del governo – ricordiamocelo – è stato il ritiro dall’Iraq, lasciando esposto il nostro esercito, delegittimato moralmente, ad azioni vigliacche e persino, in punta di diritto, nobilitate da Prodi in quanto atti contro occupanti. E poi questi qui vanno a piangere ai funerali. A piangere quando ci riescono, perché com’è noto l’altra volta gli è proprio scappato di sghignazzare (vi ricordate Pecoraro Scanio? Nessuno gli ha chiesto di fare un passo indietro e di scontare in qualche purgatorio politico la sua sconcezza: macché subito un bel ministero).
Che cos’abbiamo fatto, chi abbiamo mandato al governo sulle loro auto blu? Dei pazzi. Questo è il sentimento della gente comune dinanzi allo spettacolo dei piccoli Nerone al potere. Gli manca solo la cetra, ma Roma hanno già cominciato a incendiarla con pistolate da megalomani. Siccome hanno vinto, pensano di potersi permettere di tutto, pure con l’applauso del popolo. Noi avevamo avvertito che erano fatti così. Troppi ci sono cascati. Erano tanto carini a Porta a porta, così educati. Ora la grandissima maggioranza si rende conto, e c’è un lampo di paura in Italia, e si vorrebbe rispedirli nei loro centri sociali o confinarli nei salotti dove le chiacchiere sono solo chiacchiere, e non atti di Stato. Invece ci toccano. Per cinque anni? Confidiamo per molto, molto meno.
A questi comunisti gliene suonano anche gli alleati (alcuni), perché ogni tanto per fortuna prevale la decenza. Buona parte degli sciagurati elettori di Prodi li prenderebbero volentieri a sediate in testa, questi rivoluzionari del menga. Noi non li perdoniamo. Guardate in che casino ci avete messo, pur di metterla in quel posto al Berlusca. Lo diciamo anche a un vecchio amico saggio come Giampaolo Pansa. Anche lui pensava di aver votato un democristianone un po’ di sinistra, contornato da un comunista serio e realista come D’Alema. Pansa e quelli come lui, brave persone, hanno regalato con ottime intenzioni lo scettro a chi ride nel momento del lutto, a un presidente della Camera che va alla parata militare ma dichiara che non ci sta (Bertinotti), e a un Diliberto che con le sue belle giacchette fa la predica contro i soldati sulla bara del caduto, e quasi i parenti del caporalmaggiore lo sbattono fuori dalla sala ardente.
Ha un bel dire Prodi che sono folclore. Sono la sua spina dorsale. Prodi è legato con il filo di ferro a questa sinistra. Urge cambiare tutto. Magari anche con l’aiuto di una sinistra moderata e riformista, se non è venduta a questa corte di folli.
Renato Farina – Libero – Sabato 10 giugno 2006

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Il mio personalissimo pensiero
Sono molto addolorato per la tragica fine del nostro militare. Ma – come ho già scritto poco tempo fa – questi tragici lutti non riescono più a farmi stare zitto di fronte all’impudenza di certe persone.
Di tutti i personaggi, citati da Farina in questo articolo, trovo particolarmente negativa la figura di Prodi perché, diversamente da Diliberto (del quale si sa praticamente da sempre il pensiero), mente spudoratamente nel tentativo di “metterlo in quel posto” a tutti gli italiani, compresi quelli che l’hanno votato, e a buona parte dei suoi stessi alleati.
Nonostante la sua apparenza bonacciona, da tutto ciò che fa e dice (vedi anche la discussa intervista al settimanale tedesco Die Zeit – commentata anche su Il Legno Storto) traggo la netta impressione che sia una persona senza scrupoli e cattiva nel profondo. Una “maschera” perfetta per chi vuole governare il Paese non avendo “la faccia” per poterlo fare.

Lo sciacallo Rutelli usa Tommy per attaccare il Governo

Rutelli proprio non riesce a tenere la bocca chiusa, nemmeno per decenza, quando gli si prospetta la possibilità di attaccare la maggioranza e Berlusconi.
Avevo già parlato di una delle sue tante “uscite” idiote e di quella di una sua collega della Margherita. Ma ieri ha toccato veramente il fondo.
Alle varie dichiarazioni di dolore da parte di varie autorità per l’orribile uccisione di Tommy, un cucciolino completamente indifeso, si è unito anche Berlusconi con queste parole (fonte AGI, 2 apr.): «Orrore, sgomento e commozione: questi sono i sentimenti che tutti proviamo di fronte all’orribile morte del piccolo Tommaso. Di fronte a un fatto che ha dell’incredibile ci sarebbe solo il silenzio». Sempre Berlusconi ha poi aggiunto, in una nota, «Non posso pero’ rinunciare ad esprimere, non solo il dolore e l’indignazione di tutti gli italiani, ma anche l’auspicio che sia fatta piena luce su tutti i responsabili e che per loro siano applicate, senza ritardi e senza indulgenze, le pene severe previste dal nostro ordinamento».

Parole condivisibili da chiunque abbia una minima sensibilità umana e che vanno al di là di qualsiasi ideologia.

Ma per Rutelli non è così: questa tragica vicenda è solo un’altra occasione per sferrare un attacco al Governo. Infatti dichiara che (fonte Repubblica.it, 2 apr.) si tratta di «una vicenda terrificante rispetto alla quale si consiglierebbe di non fare strumentalizzazioni politiche, soprattutto da parte della maggioranza che avendo governato cinque anni non ha stabilito alcuna norma più severa per chi commette delitti efferati».
E ancora (fonte AGI, 2 apr.): «Hanno fatto una serie infinita di leggi a tutela di Berlusconi e dei suoi amici in materia di giustizia ma quando il nostro deputato e responsabile giustizia Fanfani ha presentato una proposta di legge per escludere il rito abbreviato per crimini efferati come quello di Parma, e quindi escludere ogni beneficio per i responsabili, il centrodestra non ha mosso un dito».

Solo una persona profondamente meschina può arrivare a tanto.
Ora non si può nemmeno più esprimere il proprio dolore per l’assassinio atroce di un bimbo indifeso (che in me suscita nausea – come penso capiti alla maggior parte delle persone) che subito vieni “strumentalmente accusato di strumentalizzazione”! Quasi come se di questo orrore fosse responsabile il governo Berlusconi!
Una dichiarazione simile, nella sostanza, a quella già rilasciata dalla sua collega, Dorina Bianchi.

VERGOGNA RUTELLI!
In me susciti solo SCHIFO E PIETA’.

Rutelliani allo sbaraglio

Certi “rutelliani”, ossia della Margherita, hanno imparato molto bene dal loro capo a dire stupidaggini inaudite.
Riporto un fantastico articoletto, apparso oggi su “Il Giornale”, che ne rappresenta un fulgido esempio.

Lui ustiona i bambini
- di Filippo Facci – Il Giornale – 24 febbraio 2006
Non so voi, ma io non ci resisto fino al 9 aprile. Ormai non c’è respiro che non sia bipolarizzato, non c’è evento atmosferico che non venga attribuito a colpe politiche altrui. E qui magari vi aspettereste un bel pistolotto sulla questione Islam, la necessità di non dividersi in un momento difficile, queste cose. Sbagliato. Per capire il centro bisogna guardare in periferia. A Cosenza, per dire: ieri una madre ha partorito in casa ma poi il neonato è stato lavato con acqua troppo calda, ed è rimasto ustionato. Triste. Ma indovinate a chi è andata la colpa: al sistema? Allo scaldabagno? A chi ha lavato il neonato? Al Sud? Ai parti casalinghi? Sbagliato. Avete già capito. È colpa sua. Ha detto Dorina Bianchi, parlamentare della Margherita: «Il tragico episodio la dice lunga sulla propaganda del tutto va bene di Berlusconi. In una regione come la Calabria ci sono famiglie che ancora ricorrono al parto in casa, senza nessuna assistenza e soprattutto con un livello di cultura tale da ignorare che un’acqua troppo calda può bruciare la pelle così delicata di un neonato. Eppure Berlusconi fa finta di non vedere». Ecco, e che fai? Che fai, di fronte a una cosa del genere? Rispondi? Ignori? Ti metti ad argomentare? No. Conti i giorni. Al 9 aprile ne mancano 45. La mortalità infantile ha le ore contate.

Non è incredibile il punto a cui siamo arrivati?
In ogni caso, appena l’ho letto, mi è venuta in mente una delle più grandi stupidaggini mai proferite da un politico. Mi riferisco a Rutelli quando, poco prima delle elezioni di maggio 2001, al Maurizio Costanzo Show diede vita ad un “siparietto” davvero tragicomico.
Riporto le sue parole tratte da un articolo apparso il 10 maggio 2001 su Repubblica, scritto da Umberto Rosso e intitolato “Ulivo, appello agli indecisi” (che ho trovato nella rassegna stampa del sito dei Democratici per l’Ulivo).

[...] «Diffidate delle sue tante promesse. Perché, tanto per dirne una, quando Berlusconi andò al governo nel ‘94, poi la Borsa andò a picco. E’ risalita solo grazie al governo dell’Ulivo». Rutelli davanti ad una platea di sostenitori (un modo per compensare la prossima puntata con Berlusconi, in collegamento con il gran finale del Polo a Piazza del Popolo), esibisce due lavagnette con i grafici dell’altalena delle azioni sotto il Polo e sotto il governo del centrosinistra. Nel ‘94 il Mib storico crolla da 12.500 a 9.500, per risalire dal ‘96 ad oggi fino a quota 28.000. [...]

La sera dopo, sul TG5, Enrico Mentana, noto appassionato di Borsa, ricordando l’andamento dei mercati mondiali nel periodo citato da Cicciobello/Rutelli, osservò ironicamente che il governo Berlusconi di allora doveva proprio aver portato una curiosa sfiga all’intera economia mondiale, tale da opprimere tutti i mercati.

Indice Dow Jones dal 01/01/1993 al 31/12/2001

Se infatti guardiamo il grafico del Dow Jones (molto indicativo per tracciare l’andamento dell’economia mondiale degli ultimi decenni), non si può fare a meno di notare come l’indice, dopo un massimo toccato il 31/01/1994, scenda fino al minimo del 04/04/1994 per poi risalire, prima lentamente – tra ulteriori alti e bassi – e poi con ritmo più sostenuto, fino al periodo del boom dei titoli tecnologici (anno 2000). Boom che è definitivamente terminato dopo gli attentati dell’undici settembre 2001.
Quindi, se fossero vere le strampalate teorie di Cicciobello/Rutelli («[...] quando Berlusconi andò al governo nel ‘94, poi la Borsa andò a picco. E’ risalita solo grazie al governo dell’Ulivo [...]»), se ne dedurrebbe che la politica e l’economia italiane sarebbero il principale fattore che determina anche l’andamento dei mercati mondiali!

Ma davvero esiste una persona di buon senso che può credere a ciò?


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