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Referendum Costituzionale – Le bugie del centrosinistra

La tempesta mediatica sulla riforma costituzionale, che si andrà presto a votare, sta raggiungendo livelli altissimi.
Ma in mezzo a tanto parlare e a tanta propaganda mistificatrice fatta da molti “maestri della disinformazione” facenti parte di questo centrosinistra (più sinistra che centro) ogni tanto capita di leggere cose molto interessanti sui “retroscena” di questa riforma.
A tal proposito, proprio ieri su Il Giornale, ha scritto qualcosa il costituzionalista Peppino Calderisi e l’articolo mi è parso talmente interessante che non posso fare a meno di riportarlo qui di seguito.
Le evidenziature e i “grassetti” sono stati aggiunti dal sottoscritto.

REFERENDUM – Prodi, ribaltoni e bugie
di Peppino Calderisi (tratto da “il Giornale” di lunedì, 19 giugno 2006)
Il comportamento di Romano Prodi sulla riforma della Costituzione sottoposta al voto del 25 e 26 giugno è davvero singolare. Dopo le elezioni Prodi si è comportato come se la riforma della CdL fosse già in vigore: la sera del 10 aprile si è autoproclamato vincitore sulla base del risultato della sola Camera dei deputati (come se il Senato – di cui in quel momento non si conosceva ancora l’esito elettorale complessivo – non dovesse più dare la fiducia al governo), pretendeva di ricevere l’incarico di formare il governo da parte del precedente Capo dello Stato (come se il nuovo Presidente della Repubblica non avesse più titolo ad esercitare le prerogative sulla formazione dell’esecutivo previste dal vigente articolo 92 della Costituzione), ora pretende che spetti al governo decidere da Palazzo Chigi l’agenda dei lavori del Parlamento, infine vorrebbe che in caso di crisi del proprio governo si sciogliessero immediatamente le Camere (un’arma deterrente per cercare di compattare la propria maggioranza eterogenea). Tutte regole che non sono scritte nella Costituzione del 1948, ma che sono introdotte dalla riforma della CdL, alla stregua di quanto previsto nelle maggiori democrazie parlamentari (e di quanto proponeva lo stesso Ulivo nel 1996). D’altra parte, però, Prodi, insieme a Scalfaro, e a nome del governo, contesta la riforma della CdL accusandola di realizzare una «dittatura del premier». Insomma, Prodi pretende per sé, in via di fatto, regole non previste dalla Carta del 1948, ma nello stesso tempo contesta la riforma della CdL che vuole introdurre quelle stesse regole in via di diritto. Questo è davvero intollerabile. Le contraddizioni di Prodi arrivano addirittura al grottesco (e anche al masochismo) se si pensa che nel programma presentato agli elettori Prodi ha proposto (pagina 13) il meccanismo della sfiducia costruttiva senza alcun limite per quanto riguarda la possibilità di cambiare non solo il premier ma anche la maggioranza scelta dagli elettori. Vale a dire, ha proposto un meccanismo che legalizza i ribaltoni, come se lui stesso non fosse già stato vittima nel 1998 di un ribaltone e non ne rischi un altro in questa legislatura.
Ma sono tante le contraddizioni e le bugie diffuse ad arte da Prodi e dal centrosinistra per disinformare i cittadini e, in particolare, quella parte significativa del proprio elettorato che non è animata dal più ottuso conservatorismo istituzionale e che è favorevole a riformare la vecchia Carta del ‘48. Due bugie sono particolarmente eclatanti. La prima è quella che la riforma «spacca l’unità dell’Italia». Una vera e propria fandonia. A provocare guasti enormi all’ordinamento è stata proprio la «devolution» approvata nel 2001 dal solo centrosinistra, una modifica costituzionale che ha moltiplicato i conflitti tra Stato, Regioni ed Enti locali creando un federalismo rissoso e confuso, che ha aumentato i costi e l’inefficienza delle istituzioni, che ha addirittura soppresso dalla Costituzione il principio della tutela dell’interesse nazionale e ha sottratto allo Stato, attribuendole alla competenza concorrente delle Regioni, materie come l’energia e grandi infrastrutture, con il rischio di paralisi in settori vitali per lo sviluppo del Paese. Al riguardo è emblematico quanto ha testualmente affermato un costituzionalista dello stesso centrosinistra come Augusto Barbera: «È paradossale ma bisogna riconoscere che è toccato ad un ministro leghista come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l’unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo V dell’Ulivo». Dunque, la patria non è messa in pericolo, ma salvata dalla riforma.
La seconda bugia è l’accusa alla CdL di aver realizzato la riforma da sola, senza coinvolgere il centrosinistra. Anche in questo caso l’accusa è del tutto destituita di fondamento. Nella scorsa legislatura la Casa delle Libertà – diversamente dal centrosinistra che approvò da sola la modifica del Titolo V – avrebbe voluto scrivere la riforma insieme all’opposizione. Ma è stato il centrosinistra a rifiutarsi e ad impedirlo, nonostante che la CdL avesse scelto il modello di governo preferito dal centrosinistra (il premierato). Al riguardo posso rivelare un retroscena particolarmente significativo, con il conforto degli atti parlamentari. Un anno prima dell’elaborazione del testo della riforma a Lorenzago, al Senato ci fu un tentativo di intesa bipartisan per modificare la forma di governo. Mentre il senatore Ds Giorgio Tonini, supportato dal costituzionalista Ceccanti, presentò un disegno di legge (n. 1662) che ricalcava il testo Salvi della Commissione bicamerale, il senatore azzurro Lucio Malan, supportato dal sottoscritto, presentò un altro disegno di legge molto simile (n. 1889). Il Presidente del Senato Pera, constatando la vicinanza dei due testi, ne favorì subito la discussione nella Commissione affari costituzionali. Tonini ebbe anche l’adesione del senatore Amato. Ma fu proprio a questo punto che la massa conservatrice del centrosinistra, capeggiata da Bassanini, si scatenò contro i due disegni di legge impedendo ogni possibilità di intesa.
Un altro episodio è anch’esso rivelatore. Quando la riforma costituzionale arrivò alla Camera dei deputati e i gruppi dei Ds e della Margherita cercarono di dare un segnale di disponibilità al confronto astenendosi sul primo articolo che riguardava una norma da tutti condivisa (il Senato federale) intervenne subito Prodi e impose a tutto il centrosinistra di votare sempre e comunque no, anche sugli emendamenti identici. Prodi e il centrosinistra hanno rifiutato il confronto di merito con la CdL per due ragioni: in primo luogo perché sono divisi al proprio interno ed entrando nel merito si sarebbero ulteriormente spaccati; in secondo luogo perché contestano la riforma non tanto o non solo per il suo contenuto ma per chi la propone, cioè contestano alle forze della Casa delle Libertà, percepite come estranee alle tradizioni politico-culturali (legittimatesi con la Resistenza) che hanno dato vita alla Carta del ‘48, il diritto di modificare la Costituzione.
Il centrosinistra contesta la riforma della CdL, ma non ha un’altra proposta di riforma da proporre (ogni partito e fazione che lo compone dice cose diverse). Sanno solo dire di No, di fatto vogliono conservare e imbalsamare la Carta del ‘48, impedendo all’Italia di dotarsi di istituzioni moderne ed efficienti per competere in condizioni di parità con le altre democrazie.
Se vincerà il No le spinte conservatrici prevarranno e sarà la pietra tombale di qualsiasi possibilità di riforma. Solo se vincerà il Sì verranno confermati gli ottimi principi ispiratori della riforma (premier scelto dagli elettori senza più ribaltoni, riduzione del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto e ripetitivo, federalismo equilibrato, responsabile e solidale). Solo se vincerà il Sì si potrà arrivare ad una riforma della Costituzione condivisa dalle maggiori forze parlamentari anche migliorando alcuni aspetti tecnici che richiedono una revisione del testo approvato lo scorso anno dal Parlamento.
Non sprechiamo la grande occasione per cambiare e modernizzare la Costituzione che ci viene offerta il 25 e 26 giugno. Andiamo tutti a votare e votiamo convintamente Sì. È in gioco il futuro dell’Italia, il futuro di tutti noi.

Scendiamo in strada… Un altro motivo per votare Sì

Segnalo il post “SCENDIAMO IN STRADA” apparso oggi sul blog di un mio caro amico, il Sorvegliato Speciale, e scritto dal “capo indiano dei sorvegliati”, Estiqaatsi.
Si parla della Corte di Cassazione della Repubblica (?) Italiana che ha assolto un certo signor Ricca, con una sentenza “acrobatica” degna della miglior “Forleo”, per aver dato del “buffone” all’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

Ieri quell’epiteto se l’è beccato – secondo me meritatamente – anche Prodi, ma di questa notizia, sulle agenzie di stampa, oggi non c’è più traccia! Chissà il perché?

Questi, purtroppo, sono solo piccoli ma palesi segnali che ci fanno capire quanto sia grave l’“okkupazione gramsciana” che affligge l’Italia.
Per chi ha “occhi per guardare” è impossibile negare che – oggi sì – siamo in piena emergenza democratica.
Ora che comandano a pieno titolo, i “compagni” cercheranno di “okkupare” e conquistare tutto quel poco che fino ad oggi gli era sfuggito.
Lo faranno senza pietà e senza vergogna alcuna (vedi anche la faccenda di Sergio D’Elia) perché è la loro ultima occasione.
Infatti, quando questo governo (o è forse meglio chiamarlo dittatura?) cadrà, se ci saranno ancora elezioni democratiche e senza “trucchi”, gli italiani li “bastoneranno” col voto in modo tale che non potranno più tornare a governare il Paese per almeno 25 anni.
Per tutte queste ragioni è importante votare SI’ al prossimo referendum costituzionale perché, oltre ad approvare una riforma indispensabile al “rinnovamento” del Paese, si potrà anche dare un segnale forte a questi governanti “sinistri”.
Un segnale che gli faccia capire che l’Italia non ci sta.

Referendum costituzionale – Si vota SI’

Si vota Sì

Chi ha davvero a cuore il futuro dell’Italia, domenica 25 e lunedì 26 giugno, voterà Sì al referendum confermativo sulla riforma della seconda parte della Costituzione varata dal governo Berlusconi.

E’ fondamentale dare la massima diffusione ai contenuti di questa riforma e non prestare ascolto ai vari “Follini” (traditori del voto) ed all’attuale maggioranza di centro sinistra, retrograda ed ipocrita (più sinistra che centro), che stanno mistificando i significati di queste modifiche alla seconda parte della nostra vecchia Costituzione.

IL DECALOGO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE (tratto dal sito ufficiale della Lega Nord)

I – Viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773, con significativo risparmio per le finanze pubbliche.

II – Saranno i cittadini, e non più i palazzi della politica, a scegliere maggioranza parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro: è il premierato.

III – Non più due Camere identiche, l’una doppione dell’altra. Ora il Senato sarà federale ed avrà una sua funzione specifica: rappresentare le esigenze delle Regioni. La Camera si occuperà di quelle dello Stato.

IV – Semplificato il procedimento legislativo. Non più lunghi e ripetuti passaggi di testi fra le due Camere, ma ciascuna Camera approverà le leggi nelle materie di propria competenza. Il risultato sarà la riduzione dei tempi e dei costi per le casse pubbliche.

V – La legge dovrà stabilire limiti al cumulo delle indennità parlamentari con altre entrate.

VI – I regolamenti parlamentari dovranno tutelare i diritti delle opposizioni: ora questo non è previsto.

VII – L’ordinamento evolve in senso federale, come sta avvenendo in molti Stati moderni: viene riequilibrato il riparto delle competenze tra Stato e Regioni per garantire migliori servizi ai cittadini, senza compromettere l’unità del Paese. Alle Regioni vengono devolute particolari funzioni in materia di istruzione, sanità e polizia locale. Tutte avranno le stesse opportunità, senza penalizzazioni per alcune aree rispetto ad altre e senza la differenziazione tra le Regioni, prevista dalla riforma del 2001. Si avrà quindi un federalismo equo, solidale ed equilibrato.

VIII – Tutte le leggi regionali dovranno rispettare il criterio dell’interesse nazionale, non più previsto a seguito della riforma del 2001.

IX – Sulle modifiche alla Costituzione sarà sempre possibile chiamare i cittadini ad esprimersi, mentre ora ciò non avviene se tali modifiche sono state approvate dalle Camere con la maggioranza dei due terzi.

X – Aumentano le garanzie per i comuni e le province, gli enti più vicini ai cittadini: potranno ricorrere alla Corte costituzionale in caso di lesione delle proprie competenze.

Ulteriori informazioni e approfondimenti li potrete trovare sul sito http://www.sivotasi.it/.

P.S. – Qui si riterrebbe più che mai opportuna anche una sostanziale modifica della Costituzione per quanto riguarda i suoi valori fondanti.
Infatti, leggendo bene la prima parte della nostra “Carta”, pare che l’unico valore fondante sia il “lavoro” (art. 1) mentre vi sarebbe solo un “riconoscimento” della libertà e dei “diritti inviolabili dell’uomo”.
Si legga questo post nell’ultima parte intitolata “La Libertà e la nostra Costituzione”.

AGGIORNAMENTO DEL 20 giugno 2006

A quelli che ostinatamente fanno propaganda per il NO, ai “fondamentalisti costituzionali” e agli indecisi, consiglio vivamente la lettura dell’articolo di Peppino Calderisi, “Referendum – Prodi, ribaltoni e bugie”, apparso su Il Giornale di ieri, 19 giugno 2006.
Ciò che scrive Calderisi è interessante soprattutto perché racconta alcuni retroscena davvero imbarazzanti per Prodi e il centrosinistra. E mi è parso talmente interessante che non ho potuto fare a meno di riportarlo anche su questo blog.

AGGIORNAMENTO DEL 26 giugno 2006

Si consiglia la lettura del post “Tutte le bugie della sinistra sul referendum”, dal blog “A Conservative Mind” (di Fausto Carioti).


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Chi volesse inserire commenti, a seguito dei post, può farlo sul blog ufficiale.
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