Archivio per la categoria 'Oriana Fallaci'

Con il Papa e con Oriana Fallaci

Le violente reazioni del mondo islamico al discorso che ha tenuto il Papa lo scorso 12 settembre, danno una volta in più ragione a Oriana Fallaci, la “Cassandra” che, dall’undici settembre 2001, ha continuato a “gridare”, e non solo dai suoi scritti, “Troia brucia!”.
Il discorso di Benedetto XVI l’ho letto tutto e non ci ho trovato nulla di offensivo nei confronti dell’islam. Anzi, mi è parso un invito sincero al dialogo tra culture e religioni diverse, unito al rifiuto del concetto che una qualsiasi religione possa essere diffusa con la violenza.
Per tutta risposta abbiamo visto cosa è accaduto: è stato completamente (e, secondo me, volutamente) travisato questo discorso e l’islam radicale è arrivato a minacciare fisicamente il Papa. Addirittura il “direttorato generale per gli affari religiosi” di Ankara – una sorta di commissione religiosa che vigila sugli imam turchi – ha chiesto che il Papa sia arrestato in occasione del suo prossimo viaggio in Turchia perché, a parer loro, avrebbe violato le leggi turche su libertà di credo e pensiero, “insultando” l’Islam e il profeta Maometto!

Riporto alcuni stralci dell’articolo “Aveva ragione Oriana”, scritto da Renato Farina e apparso su Libero dello scorso martedì, 19 settembre.

Il Papa sta pensando a due donne. Due donne sue e diversissime. Suor Leonella uccisa a Mogadiscio domenica. E Oriana Fallaci. A lui e a noi mancano tutt’e due. Entrambe sono una profezia. La violenza islamica ha per nemico il cristianesimo, la sua realtà di amore indifeso. [...]
Molte sono le minacce dirette a Benedetto XVI, raffigurato in un cartone animato di Al Jazeera con un fucile che abbatte le colombe della pace lanciate da Giovanni Paolo II, in singolare coincidenza con le tesi di Repubblica. [...] Mai la minaccia è stata piena e totale come ora. Al Qaeda è la superficie emergente di un mondo unanime nel pretendere dal Papa l’impossibile: e cioè il rinnegamento di sé stesso e delle sue convinzioni su che cosa siano la fede e la ragione, e su chi sia Dio. E l’Occidente guarda il Papa come a dirgli: ma sì, dagli retta, dì che hai avuto torto. Ma il Papa non può. Piuttosto si fa ammazzare. Fa bene. Tocca a noi difenderlo. E dovremmo farlo come agirebbe Oriana. Piuttosto morti che islamici. [...]

Le violente parole e manifestazioni che si sono scatenate nel mondo islamico non dovrebbero essere tollerate. Se avessero un minimo di dignità e onore, dovrebbero essere coloro che hanno scatenato e partecipato a queste reazioni a chiedere scusa al Papa, per aver così miseramente e strumentalmente travisato le sue parole.
Ma cosa possiamo aspettarci da chi ha più volte dimostrato di mettere in pratica la cosiddetta taqiyya, un precetto sciita che prevede la “dissimulazione” (e basato sulle sure 3:28 e 16:106 del Corano), per apparire “moderato” all’Occidente mentre in “casa” propria continua a fomentare l’odio e ad istigare alla jihad?

Per tutto ciò, qui si sta con Papa Benedetto XVI e con Oriana Fallaci, senza se e senza ma.

Io sto col Papa

Oriana Fallaci, per sempre…

Oriana Fallaci

Proprio questa notte, a pochi giorni dal quinto anniversario di quel tragico undici settembre duemilauno, che Ti portò a scrivere “La rabbia e l’orgoglio” e i Libri successivi, hai lasciato questa vita.
Non credevi forse in Dio e nell’aldilà, ma siamo certi che Tu, Oriana, hai lasciato un segno indelebile che Ti ha resa immortale. Perché a parlare per Te restano i Tuoi Libri, ma anche tutte le persone che Ti hanno veramente capita e, per questo, apprezzata ed amata.
Resterai per sempre viva nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Ricordi e considerazioni sull’undici settembre 2001

Questo mio “appunto” arriva tardivo, rispetto a questo triste, quinto anniversario. Ma ho voluto pubblicarlo perché aiuta me stesso, e spero anche a chi lo leggerà, a ricordare le sensazioni provate in quei momenti, nei giorni e negli anni successivi. Perché credo che quell’undici settembre di cinque anni fa abbia segnato la vita di tutti.

Ero in ufficio a lavorare quando tutto ebbe inizio.
Entrò un collega che con aria un po’ sconcertata e preoccupata disse di aver ascoltato alla radio la notizia che a New York era successo un gravissimo incidente o qualcosa del genere. Bastò poco meno di mezz’ora e, grazie al televisore acceso nell’ufficio del nostro dirigente, cominciammo a capire quello che realmente stava accadendo.
Appena ebbi chiaro il fatto che si trattava di attentati terroristici, la prima cosa che mi venne istintivamente in mente e che dissi, rivolgendomi ai presenti, fu: “questa è guerra! siamo in guerra!”. E ricordo benissimo che, a quelle mie parole, quel dirigente, con un sorriso di compatimento, mi disse qualcosa tipo: “ma che guerra e guerra!“.
Col passare degli anni mi sono sempre più reso conto che quella mia affermazione, purtroppo, era più che mai vera.

Allora non amavo occuparmi troppo di politica. Intuivo semplicemente che qualcosa non funzionava in Occidente e me la prendevo con il lassismo italiano ed europeo che consentiva ad immigrati clandestini di invadere il nostro Paese.
Ero pendolare e, passando tutti i giorni per una delle più grandi stazioni italiane, mi trovavo spesso a constatare di persona gli effetti negativi di una politica a dir poco sciagurata.
Non conoscevo neanche tanti aspetti della politica internazionale e forse anche per questo non riuscii a reagire con sufficiente forza, come farei oggi, ai tanti (troppi) colleghi che quel giorno, ma anche i successivi, dissero: “gli americani se la sono cercata”, “gli americani se lo sono meritati”, “è un complotto del governo americano” e tutto il resto. Tutti luoghi molto (troppo) comuni, purtroppo, in una regione profondamente rossa come quella in cui vivo. Ma qualcosa, a livello istintivo, mi suggeriva che queste persone erano vittime di questi luoghi comuni.
Da allora fui preso da una fame irrefrenabile di saperne di più. Cominciai a seguire trasmissioni televisive di approfondimento, presi più spesso in mano i giornali e lessi prima l’articolo e poi il libro “La rabbia e l’orgoglio”, della grandissima Oriana Fallaci. Della stessa Fallaci divorai successivamente “La forza della ragione” e poi “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse”. “Pugni allo stomaco” che spezzavano la coltre “politicamente corretta” dei “media”, che durava da troppo tempo, e che mi scossero profondamente.

Credo che non si debba mai finire di ringraziare Oriana Fallaci per il suo coraggio di dire cose molto scomode (specie per gli ipocriti “ben pensanti”). E credo che oggi si debba anche ringraziare uomini come Marcello Pera e Papa Benedetto XVI che, con i loro scritti (come “Senza radici“) e il loro operato, scavano a fondo nelle ragioni della decadenza dell’Occidente, che hanno reso vulnerabili le nostre democrazie ancora molto “giovani” ed “imperfette”.
Come sostiene anche il mio amico Sorvy, siamo solo all’inizio di una “sfida”, in cui sono in gioco la nostra cultura ed i nostri Valori, ai cui esiti noi non riusciremo sicuramente ad assistere.
Però, pur nella nostra piccola realtà quotidiana, credo che ognuno di noi possa contribuire a vincere questa “sfida”, anche solo discutendo dei nostri Valori con le persone che conosciamo. Anzi, credo che sia addirittura un dovere “testimoniare” questi Valori: per il bene dei nostri figli e delle generazioni che verranno. E c’è una “parola d’ordine” che credo si dovrebbe tenere sempre a mente: LIBERTÀ.

Un grande Capuozzo contro piccoli personaggi fanatici

Toni CapuozzoUn grande, anzi grandissimo, Toni Capuozzo, sabato scorso, nell’edizione delle ore 20 del TG5, ha giustamente “strapazzato” Mohamed Nour Dachan, presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia).
L’UCOII, che è punto di riferimento anche per un fanatico islamista come il sig. Adel Smith (famoso per aver denunciato Oriana Fallaci e per lanciare crocifissi dalle finestre degli ospedali italiani), ha infatti acquistato uno spazio sul Quotidiano Nazionale per pubblicare un documento infamante, a dir poco, nei confronti di tutto il popolo ebraico, e che si conclude, come osserva Magdi Allam, con l’equivalenza: «Marzabotto = Gaza = Fosse Ardeatine = Libano».

Riporto, di seguito, una breve sintesi dell’intervento di Capuozzo, tratta dal sito TGCOM, dove mi sono permesso di evidenziare in grassetto alcuni passaggi, secondo me fondamentali, e di correggere qualche piccolo refuso.

“Criticare Israele è legittimo, lo stanno facendo in tanti in questi giorni, ma ogni paragone storico con il nazismo è rivoltante. Non ci interessa stabilire se sia da codice penale o meno, ci interessa segnalare che queste idee vengono da un’organizzazione, l’Ucoii, che afferma di controllare l’85% delle moschee italiane, un’organizzazione che siede a pieno titolo nella Consulta Islamica“.

Così Toni Capuozzo, nel suo editoriale andato in onda sul Tg5 delle 20 di sabato 19 agosto, ha commentato i contenuti della pagina acquistata nello stesso giorno dall’Unione Comunità Islamiche Italiane sul “Carlino”, “Nazione” e “Giorno”, per dire, ha riferito, che “Israele è il fascismo, il nazismo di oggi, le Fosse Ardeatine” e che “la Marzabotto di oggi portano nomi libanesi e palestinesi”.

“Non vogliamo sia messa a tacere, l’Ucoii – ha detto Capuozzo – anzi dovrebbe parlare di più ed esprimersi sull’uccisione in piazza di un sospetto collaborazionista palestinese, preso a calci tra gli applausi della folla, dovrebbe dire la sua sulla breve vita della ragazza pakistana di Brescia, e sul pacifista accoltellato a morte perché creduto ebreo. E se proprio dobbiamo dare lezioni di storia ci piace ricordare le simpatie del mondo arabo, allora, per il nazismo, il successo, tuttora, di Mein Kampf in Medio Oriente, e la passione per la morte che ha meritato ai militanti fondamentalisti l’appellativo di islamofascisti.

Gli italiani hanno tanti difetti, caro Nour Dachan (presidente dell’Ucoii, ndr) – ha concluso- ma non sono così stupidi da vedersi usurpato il proprio passato, Fosse Ardeatine e Marzabotto, un passato tragico che vide tanti ebrei italiani vittime di altri italiani e tanti ebrei italiani salvati da altri italiani. Vederselo usurpare da un nuovo italiano come Lei“.

Sono perciò perfettamente d’accordo con chi propone di estromettere l’UCOII dalla Consulta Islamica.
Ma aggiungo anche che sarebbe più che mai opportuno togliere la cittadinanza italiana, se ce l’hanno, a coloro che hanno scritto quel documento ed invitarli gentilmente a lasciare il nostro Paese.

Penso inoltre che questo deplorevole episodio costituisca un’ottima occasione che l’islam moderato ha il dovere di cogliere, facendo sentire fortissima e chiarissima la propria voce.

CON LA DANIMARCA E CONTRO I CALABRAGHE

Con la DanimarcaStiamo con la Danimarca.
Senza se e senza ma, sin dall’inizio di questa storia, partita da innocenti vignette, che sarebbe ridicola se non fosse per i preoccupanti episodi che si sono verificati e che dimostrano quanto odio cova il mondo islamico nei confronti dell’Occidente.

Stiamo col Governo danese soprattutto perché, contrariamente a molti altri, non ha chiesto scusa conservando così la propria dignità. Non l’ha fatto dicendo (giustamente) che in Danimarca la libertà di parola, di opinione e di stampa sono sacre e non possono essere in alcun modo “controllate” dallo Stato proprio perché altrimenti non ci sarebbe più libertà.

Siamo molto preoccupati per il futuro di questa Europa che riteniamo sia divenuta già EURABIA.
L’assoggettamento alla prepotenza, che pervade il mondo islamico, è dimostrato dalle scuse presentate da troppi stati europei/eurarabi che rivelano anche la paura che abbiamo di difendere la nostra cultura e le nostre radici (non si può non notare come volutamente sia stato cancellato dalla Costituzione Europea l’accenno alle nostre radici culturali giudaico-cristiane).

Siamo molto (anzi moltissimo) delusi da come ha reagito il nostro Paese.
Sapevamo già che la quasi totalità della sinistra italiana spinge da sempre per una generale calata di braghe nei confronti del fanatismo musulmano. Sapevamo anche che le sue frange estremiste, che si trovano principalmente tra i cosiddetti no-global, i verdi e i vari “rifondaroli” e comunisti, si sono dimostrate (e continuano a farlo) sostenitrici dei terroristi islamici.
Sapevamo, come già scritto anche da Oriana Fallaci, che anche il centro destra aveva un atteggiamento ambiguo nei confronti del mondo islamico (come ad esempio Gianfranco Fini, che vuole dare il diritto di voto anche agli immigrati privi di cittadinanza).
Ma non avremmo mai creduto che si sarebbe arrivati alla tragicomica vicenda che ha causato le dimissioni del ministro Roberto Calderoli (Lega Nord).
Sulla questione, noi la pensiamo sostanzialmente come Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero, il quale, nell’editoriale odierno (domenica 19 febbraio 2006), critica aspramente ciò che hanno fatto i vari componenti dell’attuale maggioranza di governo ma soprattutto l’atteggiamento arrendevole del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei confronti sia di Gheddafi sia di tutto l’islam fanatico (che è ancora maggioranza).
Libero - 19 febbraio 2006A tal proposito Feltri scrive: «[...] Non si rendono conto il Cavaliere e il suo gabinetto che, agendo così, d’impeto, senza attendere le risultanze dell’inchiesta (mi auguro ci sarà anche se non approderà a nulla) [Feltri si riferisce all'inchiesta con la quale si dovrebbe appurare se le proteste di Bengasi siano state scatenate dalle vignette o dalla maglietta di Calderoli - n.d. autori del post] rivelano una paura fottuta e uno stato di soggezione verso gli aggressori del Consolato. I quali aggressori, dinanzi ai risultati ottenuti con la loro impresa (addirittura il licenziamento di un ministro), sono incentivati a proseguire nella politica della forza bruta, bestiale. Menare le mani, incendiare e distruggere paga. Gli occidentali se la fanno sotto e noi ce li mangeremo. Esatta valutazione. Se lo scopo perseguito dai terroristi era sicuramente quello di farci vivere nella paura e di gettarci in ginocchio, be’, essi l’hanno raggiunto. Non si era mai visto al mondo un governo silurare un suo membro per il sol fatto che questi, forse, ha irritato la sensibilità di uomini intolleranti capaci di spaccare tutto per una storia di vignette. C’è qualcosa di comico e di sinistro in questo pasticcio provocato dalla tremarella. Un esecutivo si cala le brache per dodici disegni bruttini ma non contrastanti con le nostre leggi, con la Costituzione la quale garantisce il diritto alla libertà di pensiero (in qualsiasi modo espressa) a prescindere da idee politiche, fede religiosa, sesso. [...]»
E la critica continua con un’osservazione che a noi pare particolarmente azzeccata: «[...] Perché siamo tanto privi di dignità? A parte la fifa blu degli attentati, consapevoli come siamo con quali signorini abbiamo a che fare, si dà il caso vi sia di mezzo il petrolio e il gas. Allora, Bengasi è la seconda città della nostra ex colonia. La prima è Tripoli. A Bengasi c’è una massiccia concentrazione di oppositori a Gheddafi, tra cui parecchi giovani. L’attacco al Consolato è anche uno sfregio a Gheddafi che con Berlusconi ha rapporti eccellenti, questione di grana, scambi commerciali.
Il colonnello ha due problemi: tenere a bada i contestatori, evitandone la crescita di numero; e salvaguardare le intese con l’Italia. Che fare di fronte al casino? La soluzione c’è. L’Italia offre ai baluba libici la testa dello screanzato Calderoli, e i baluba si placano mostrando al mondo il trofeo padano; Gheddafi fa l’occhiolino al Cavaliere e conferma i patti. Il regime di Tripoli si rinsalda. Finché dura.
Intanto petrolio e gas seguitano a pervenire sulla Penisola. E i dollari scorrono. Siamo felici, siamo contenti, le chiappe del cul porgiam riverenti. Chiaro? Le vignette e la maglietta scema del ministro sono soltanto pretesti idonei alla propaganda; e il popolazzo beota beve, eccome se beve, sia quello cammellato sia quello motorizzato. [...]»
Su questa questione degli “interessi” ci sarebbero poi vari precedenti che avallano ancor più le parole di Vittorio Feltri. Ci riferiamo infatti alle dichiarazioni fatte dallo stesso Berlusconi a sostegno dell’ingresso della Turchia in Europa. Per non parlare della sua grande amicizia col premier turco Erdogan che si spaccia per moderato quando invece, come ricorda Oriana Fallaci nel suo ultimo libro (Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse), «[...] per eccessi di fanatismo integralista era stato quattro mesi in prigione. Così “moderato” che durante gli attacchi kamikaze scatenati nel 2003 ad Ankara non avrebbe mai pronunciato il termine “terrorismo islamico”. Anche lui avrebbe detto “terrorismo” e basta. Al massimo “terrorismo religioso”. Così “moderato” che sarebbe stato il primo a voler rimettere nel Codice Penale il reato di adulterio. [...]»
Inoltre, sulla questione “amicizia” con Gheddafi non possiamo dimenticare che il leader libico si è sempre distinto per ambiguità ed inaffidabilità (ricordate Lockerbie? i missili lanciati su Lampedusa? le accuse e le richieste d’indennizzo verso l’Italia che li aveva colonizzati?). Anche per questo, come può Berlusconi continuare a far finta di nulla sui recenti patti con la Libia, a proposito di immigrazione clandestina, in gran parte disattesi?
Diciamoci la verità, Cavaliere, Gheddafi è un vero esperto nel prenderci per i fondelli!

Ci chiediamo: è mai possibile che, dopo tutto ciò che è successo a Bengasi e quello che sta accadendo negli altri paesi islamici dove “non muove foglia che il regime non voglia”, la nostra più grande preoccupazione sia quella di andare a chieder scusa persino in moschea (come ha fatto quel grandissimo e cinico opportunista di nome Gianfranco Fini) per una sciocchezza commessa da un ministro?
Quand’è che ci indigneremo e quando pretenderemo noi le scuse per tutte le violenze e i saccheggi subiti dalle nostre ambasciate, soprattutto considerando che (come abbiamo già detto) in quei paesi una manifestazione pubblica non può avvenire senza il benestare del regime?

Siamo indignati.
Sull’islam la pensiamo in sostanza come Oriana Fallaci.
Sulla multiculturalità e sul dialogo tra civiltà e religioni differenti siamo vicinissimi alle idee di Marcello Pera e di papa Benedetto XVI.
Sulla politica invece non abbiamo un riferimento forte perché, considerate anche le questioni di cui abbiamo parlato sopra, riteniamo che ancora non esista nel panorama italiano. Ma nonostante ciò, considerando i “valori” e la maggior ipocrisia che caratterizzano secondo noi il centro sinistra, continuiamo a pensare che votare il centro destra sia il male minore.
Riusciremo mai a vedere il giorno in cui non dovremo più “turarci il naso”?

Partigiano William
e
il miscredente

Aggiornamento
Consigliamo anche le seguenti letture:


ATTENZIONE
Chi volesse inserire commenti, a seguito dei post, può farlo sul blog ufficiale.
Io sto con Israele

Top Posts

  • Nessuna

Blog Stats

  • 11,250 visite
php hit counter