Dagli amici dell’Associazione Italia-Israele di Bologna, ho ricevuto un invito a visualizzare questo documento e vi assicuro che è assolutamente da non perdere…
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Cosa è realmente accaduto (e sta ancora avvenendo)
Pubblicato Giugno 29, 2007 Eurabia , Informazione , Islam , Israele , Storia , Terrorismo Lascia un commentoCon il Papa e con Oriana Fallaci
Pubblicato Settembre 21, 2006 11 settembre 2001 , Benedetto XVI , Eurabia , Islam , Libero , Oriana Fallaci , Ratzinger , Terrorismo Lascia un commentoLe violente reazioni del mondo islamico al discorso che ha tenuto il Papa lo scorso 12 settembre, danno una volta in più ragione a Oriana Fallaci, la “Cassandra” che, dall’undici settembre 2001, ha continuato a “gridare”, e non solo dai suoi scritti, “Troia brucia!”.
Il discorso di Benedetto XVI l’ho letto tutto e non ci ho trovato nulla di offensivo nei confronti dell’islam. Anzi, mi è parso un invito sincero al dialogo tra culture e religioni diverse, unito al rifiuto del concetto che una qualsiasi religione possa essere diffusa con la violenza.
Per tutta risposta abbiamo visto cosa è accaduto: è stato completamente (e, secondo me, volutamente) travisato questo discorso e l’islam radicale è arrivato a minacciare fisicamente il Papa. Addirittura il “direttorato generale per gli affari religiosi” di Ankara – una sorta di commissione religiosa che vigila sugli imam turchi – ha chiesto che il Papa sia arrestato in occasione del suo prossimo viaggio in Turchia perché, a parer loro, avrebbe violato le leggi turche su libertà di credo e pensiero, “insultando” l’Islam e il profeta Maometto!
Riporto alcuni stralci dell’articolo “Aveva ragione Oriana”, scritto da Renato Farina e apparso su Libero dello scorso martedì, 19 settembre.
Il Papa sta pensando a due donne. Due donne sue e diversissime. Suor Leonella uccisa a Mogadiscio domenica. E Oriana Fallaci. A lui e a noi mancano tutt’e due. Entrambe sono una profezia. La violenza islamica ha per nemico il cristianesimo, la sua realtà di amore indifeso. [...]
Molte sono le minacce dirette a Benedetto XVI, raffigurato in un cartone animato di Al Jazeera con un fucile che abbatte le colombe della pace lanciate da Giovanni Paolo II, in singolare coincidenza con le tesi di Repubblica. [...] Mai la minaccia è stata piena e totale come ora. Al Qaeda è la superficie emergente di un mondo unanime nel pretendere dal Papa l’impossibile: e cioè il rinnegamento di sé stesso e delle sue convinzioni su che cosa siano la fede e la ragione, e su chi sia Dio. E l’Occidente guarda il Papa come a dirgli: ma sì, dagli retta, dì che hai avuto torto. Ma il Papa non può. Piuttosto si fa ammazzare. Fa bene. Tocca a noi difenderlo. E dovremmo farlo come agirebbe Oriana. Piuttosto morti che islamici. [...]
Le violente parole e manifestazioni che si sono scatenate nel mondo islamico non dovrebbero essere tollerate. Se avessero un minimo di dignità e onore, dovrebbero essere coloro che hanno scatenato e partecipato a queste reazioni a chiedere scusa al Papa, per aver così miseramente e strumentalmente travisato le sue parole.
Ma cosa possiamo aspettarci da chi ha più volte dimostrato di mettere in pratica la cosiddetta taqiyya, un precetto sciita che prevede la “dissimulazione” (e basato sulle sure 3:28 e 16:106 del Corano), per apparire “moderato” all’Occidente mentre in “casa” propria continua a fomentare l’odio e ad istigare alla jihad?
Per tutto ciò, qui si sta con Papa Benedetto XVI e con Oriana Fallaci, senza se e senza ma.

Ricordi e considerazioni sull’undici settembre 2001
Pubblicato Settembre 14, 2006 11 settembre 2001 , Benedetto XVI , Eurabia , Informazione , Islam , Libertà , Marcello Pera , Oriana Fallaci , Ratzinger , Terrorismo , USA ChiusoQuesto mio “appunto” arriva tardivo, rispetto a questo triste, quinto anniversario. Ma ho voluto pubblicarlo perché aiuta me stesso, e spero anche a chi lo leggerà, a ricordare le sensazioni provate in quei momenti, nei giorni e negli anni successivi. Perché credo che quell’undici settembre di cinque anni fa abbia segnato la vita di tutti.
Ero in ufficio a lavorare quando tutto ebbe inizio.
Entrò un collega che con aria un po’ sconcertata e preoccupata disse di aver ascoltato alla radio la notizia che a New York era successo un gravissimo incidente o qualcosa del genere. Bastò poco meno di mezz’ora e, grazie al televisore acceso nell’ufficio del nostro dirigente, cominciammo a capire quello che realmente stava accadendo.
Appena ebbi chiaro il fatto che si trattava di attentati terroristici, la prima cosa che mi venne istintivamente in mente e che dissi, rivolgendomi ai presenti, fu: “questa è guerra! siamo in guerra!”. E ricordo benissimo che, a quelle mie parole, quel dirigente, con un sorriso di compatimento, mi disse qualcosa tipo: “ma che guerra e guerra!“.
Col passare degli anni mi sono sempre più reso conto che quella mia affermazione, purtroppo, era più che mai vera.
Allora non amavo occuparmi troppo di politica. Intuivo semplicemente che qualcosa non funzionava in Occidente e me la prendevo con il lassismo italiano ed europeo che consentiva ad immigrati clandestini di invadere il nostro Paese.
Ero pendolare e, passando tutti i giorni per una delle più grandi stazioni italiane, mi trovavo spesso a constatare di persona gli effetti negativi di una politica a dir poco sciagurata.
Non conoscevo neanche tanti aspetti della politica internazionale e forse anche per questo non riuscii a reagire con sufficiente forza, come farei oggi, ai tanti (troppi) colleghi che quel giorno, ma anche i successivi, dissero: “gli americani se la sono cercata”, “gli americani se lo sono meritati”, “è un complotto del governo americano” e tutto il resto. Tutti luoghi molto (troppo) comuni, purtroppo, in una regione profondamente rossa come quella in cui vivo. Ma qualcosa, a livello istintivo, mi suggeriva che queste persone erano vittime di questi luoghi comuni.
Da allora fui preso da una fame irrefrenabile di saperne di più. Cominciai a seguire trasmissioni televisive di approfondimento, presi più spesso in mano i giornali e lessi prima l’articolo e poi il libro “La rabbia e l’orgoglio”, della grandissima Oriana Fallaci. Della stessa Fallaci divorai successivamente “La forza della ragione” e poi “Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’apocalisse”. “Pugni allo stomaco” che spezzavano la coltre “politicamente corretta” dei “media”, che durava da troppo tempo, e che mi scossero profondamente.
Credo che non si debba mai finire di ringraziare Oriana Fallaci per il suo coraggio di dire cose molto scomode (specie per gli ipocriti “ben pensanti”). E credo che oggi si debba anche ringraziare uomini come Marcello Pera e Papa Benedetto XVI che, con i loro scritti (come “Senza radici“) e il loro operato, scavano a fondo nelle ragioni della decadenza dell’Occidente, che hanno reso vulnerabili le nostre democrazie ancora molto “giovani” ed “imperfette”.
Come sostiene anche il mio amico Sorvy, siamo solo all’inizio di una “sfida”, in cui sono in gioco la nostra cultura ed i nostri Valori, ai cui esiti noi non riusciremo sicuramente ad assistere.
Però, pur nella nostra piccola realtà quotidiana, credo che ognuno di noi possa contribuire a vincere questa “sfida”, anche solo discutendo dei nostri Valori con le persone che conosciamo. Anzi, credo che sia addirittura un dovere “testimoniare” questi Valori: per il bene dei nostri figli e delle generazioni che verranno. E c’è una “parola d’ordine” che credo si dovrebbe tenere sempre a mente: LIBERTÀ.
Un grande Capuozzo contro piccoli personaggi fanatici
Pubblicato Agosto 21, 2006 Eurabia , Informazione , Islam , Israele , Oriana Fallaci , Storia , Terrorismo Chiuso
Un grande, anzi grandissimo, Toni Capuozzo, sabato scorso, nell’edizione delle ore 20 del TG5, ha giustamente “strapazzato” Mohamed Nour Dachan, presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia).
L’UCOII, che è punto di riferimento anche per un fanatico islamista come il sig. Adel Smith (famoso per aver denunciato Oriana Fallaci e per lanciare crocifissi dalle finestre degli ospedali italiani), ha infatti acquistato uno spazio sul Quotidiano Nazionale per pubblicare un documento infamante, a dir poco, nei confronti di tutto il popolo ebraico, e che si conclude, come osserva Magdi Allam, con l’equivalenza: «Marzabotto = Gaza = Fosse Ardeatine = Libano».
Riporto, di seguito, una breve sintesi dell’intervento di Capuozzo, tratta dal sito TGCOM, dove mi sono permesso di evidenziare in grassetto alcuni passaggi, secondo me fondamentali, e di correggere qualche piccolo refuso.
“Criticare Israele è legittimo, lo stanno facendo in tanti in questi giorni, ma ogni paragone storico con il nazismo è rivoltante. Non ci interessa stabilire se sia da codice penale o meno, ci interessa segnalare che queste idee vengono da un’organizzazione, l’Ucoii, che afferma di controllare l’85% delle moschee italiane, un’organizzazione che siede a pieno titolo nella Consulta Islamica“.
Così Toni Capuozzo, nel suo editoriale andato in onda sul Tg5 delle 20 di sabato 19 agosto, ha commentato i contenuti della pagina acquistata nello stesso giorno dall’Unione Comunità Islamiche Italiane sul “Carlino”, “Nazione” e “Giorno”, per dire, ha riferito, che “Israele è il fascismo, il nazismo di oggi, le Fosse Ardeatine” e che “la Marzabotto di oggi portano nomi libanesi e palestinesi”.
“Non vogliamo sia messa a tacere, l’Ucoii – ha detto Capuozzo – anzi dovrebbe parlare di più ed esprimersi sull’uccisione in piazza di un sospetto collaborazionista palestinese, preso a calci tra gli applausi della folla, dovrebbe dire la sua sulla breve vita della ragazza pakistana di Brescia, e sul pacifista accoltellato a morte perché creduto ebreo. E se proprio dobbiamo dare lezioni di storia ci piace ricordare le simpatie del mondo arabo, allora, per il nazismo, il successo, tuttora, di Mein Kampf in Medio Oriente, e la passione per la morte che ha meritato ai militanti fondamentalisti l’appellativo di islamofascisti“.
“Gli italiani hanno tanti difetti, caro Nour Dachan (presidente dell’Ucoii, ndr) – ha concluso- ma non sono così stupidi da vedersi usurpato il proprio passato, Fosse Ardeatine e Marzabotto, un passato tragico che vide tanti ebrei italiani vittime di altri italiani e tanti ebrei italiani salvati da altri italiani. Vederselo usurpare da un nuovo italiano come Lei“.
Sono perciò perfettamente d’accordo con chi propone di estromettere l’UCOII dalla Consulta Islamica.
Ma aggiungo anche che sarebbe più che mai opportuno togliere la cittadinanza italiana, se ce l’hanno, a coloro che hanno scritto quel documento ed invitarli gentilmente a lasciare il nostro Paese.
Penso inoltre che questo deplorevole episodio costituisca un’ottima occasione che l’islam moderato ha il dovere di cogliere, facendo sentire fortissima e chiarissima la propria voce.
Mortadella allo sterco
Pubblicato Agosto 17, 2006 Dittature , Eurabia , Ipocrisie , Islam , Israele , Prodi , Terrorismo ChiusoHezbollah è un movimento terrorista che purtroppo è stato più volte legittimato dai nostri politici(?) di sinistra, come Diliberto, e perfino da Massimo D’Alema (secondo me, il ministro degli esteri più antisemita che l’Italia abbia mai avuto), che lunedì scorso, in Libano, ha visitato le zone bombardate andando a braccetto con un deputato appartenente a questo movimento terrorista.
Il Libano è quindi, a tutti gli effetti, “zona di guerra” ancor più dell’Iraq e dell’Afghanistan perché si avrà a che fare con i militanti di un movimento politico terrorista che fa parte dello stesso governo libanese (e che pare sia stato addirittura a conoscenza dei piani di Hezbollah).
Nonostante la situazione, però, questa volta “Mortadella“, con grandissimo convincimento, ha intenzione di mandare le nostre truppe in Libano e parla apertamente di missione di pace.
Ma non era sempre lui che (ipocritamente e con grande sprezzo del ridicolo) sosteneva che i nostri soldati in Iraq ed in Afghanistan fossero forze d’occupazione?
Questa missione di pace in Libano, come le altre due citate, è sempre sotto l’egida dell’ONU. Però, questa volta, i nostri soldati rischieranno ancora di più perché non dovranno svolgere solamente compiti di “pubblica sicurezza”, ma (come osserva il buon Fausto Carioti) la risoluzione ONU 1701 prevede che dovranno essere disarmati i terroristi Hezbollah.
Chi può davvero credere che dei terroristi consegnino gli armamenti senza batter ciglio?
Perciò, solo dei “coglioni” potrebbero non accorgersi di questa ennesima e palese “truffa” che “Mortadella“, nella sua immensa falsità, sta rifilando ai suoi elettori “pacifinti” (anche se questo fatto non costituisce nulla di nuovo per chi conosce “meglio” il soggetto).
Ora che ci penso, però, le parole “mortadella“, “truffa” e “falsità” mi fanno tornare alla mente (e dovrebbe riuscire a ricordarlo anche chi ha circa una quarantina d’anni o più) una vecchia vicenda (fine anni settanta, se non erro) in cui furono usati dei falsi insaccati riempiti di sterco per tentare una colossale truffa ai danni dello Stato.
La famigerata truffa della “mortadella allo sterco“… appunto.
Incontro a Bologna con Marcello Pera
Pubblicato Aprile 3, 2006 Berlusconi , Eurabia , Islam , Israele , Marcello Pera , Terrorismo ChiusoDomenica, 2 aprile 2006.
Questa giornata mi ha visto un po’ più mattiniero rispetto alle altre domeniche.
Ho raggiunto un caro amico conosciuto sul Web: il Sorvegliato Speciale (Sorvy).
E’ la prima volta che ci conosciamo di persona e questo primo incontro si svolge in un bar, davanti ad un caffè. Pochi minuti di chiacchiere e si parte per Bologna, diretti all’incontro organizzato dal Comitato per l’Occidente.
Arriviamo con largo anticipo al Palazzo dei Congressi: non sono ancora le 10 e l’incontro è previsto per le 11.30.
Sorvy è attrezzatissimo. Ha con sé ben tre bandiere (U.S.A., Israele ed Italia) e sul posto se ne procura anche una di Forza Italia con la scritta “Berlusconi Presidente”.
Siamo forse i primissimi ospiti ad entrare nella sala dedicata a questa manifestazione. Oltre a noi ci sono solo gli organizzatori impegnati negli ultimi preparativi.
Ci piazziamo in un punto abbastanza strategico, subito a sinistra delle file centrali (niente paura, non abbiamo cambiato idea! :-) – in ogni caso, dal palco, appariamo proprio… al “centro-destra”).
Leghiamo le bandiere alle aste e continuiamo a guardarci intorno, mentre cominciano ad arrivare altri ospiti, in gran parte di Bologna e dintorni. Poi è il turno di gruppi arrivati con alcuni pullman. Infine arrivano i passeggeri dell’Occidente Express, partito da Roma e che ha raccolto altri partecipanti strada facendo.
Sono le 11.20 ed il salone è del tutto pieno.
Pochi minuti dopo le 11.30 (forse cinque o dieci, non so esattamente) entra il Presidente Marcello Pera. E lo fa da dove non ce lo saremmo proprio aspettati.
Appare in cima ad una delle balconate laterali del salone e si avvia, stringendo le mani di tutta la gente intorno, verso uno dei due corridoi di platea che portano al palco.
Ci passa ad un metro di distanza e Sorvy gli grida: «vai Marcello!». Lui si gira e saluta sorridendo.

Il primo ad intervenire è il prof. Gaetano Quagliariello (Presidente della Fondazione Magna Carta), seguito da Davide Rondoni (professore universitario e poeta) e Isabella Bertolini (Vice Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia).

E finalmente è il momento di Marcello Pera, che raggiunge il pulpito in mezzo ad una grandissima ovazione.
Ed esordisce con queste parole: «Cari amici, in primo luogo grazie di essere tanti, belli, giovani, entusiasti e determinati. Grazie per la vostra adesione al manifesto e per i vostri commenti e per i vostri blog. Grazie per l’Occidente Express: è partito. Oggi si è fermato a Bologna ma ha ancora un lungo percorso da compiere».
Parlando dell’Occidente, si lancia in una denuncia delle mancanze e delle ambiguità contenute nella Costituzione europea. Parla del relativismo e del multiculturalismo. Di immigrazione ed Islam: «il nostro nemico non è l’Islam. Il nostro vero nemico è la nostra incapacità a reagire a coloro che, facendo dell’Islam uno strumento, decidono di aggredirci nei nostri princìpi e valori più cari».
E infine evidenzia alcune fondamentali differenze tra il centrodestra ed il centrosinistra.
«Nel programma elettorale della Casa delle Libertà, proprio all’inizio, c’è un punto in piena consonanza col nostro Manifesto. Lì si dice che nel 2006 alla libertà “si deve aggiungere un altro valore complementare alla libertà, la sicurezza della nostra identità”. Questo concetto di identità è ripetuto quattro volte nella stessa pagina. E ad esso si aggiunge un appello alla “difesa delle radici giudaico-cristiane e a contrasto di ogni fondamentalismo”, per poi concludere: “Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro strategico del nostro disegno tanto sul lato politico quanto sul lato economico, tanto in Italia, quanto in Europa: la difesa dei valori religiosi e dei princìpi morali, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra”».
Mentre «in quel programma dell’Unione, si parla di unioni di fatto, a definire le quali – è scritto – “non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale”. (…) Lì, insomma, si parla di “nuovi diritti”, anche se vanno a detrimento dei vecchi, e si parla di diritti delle minoranze, senza curarsi di quelli della maggioranza del popolo italiano. Il professor Prodi non ama parlare di Pacs, ma poi scrive ad Arcigay e Arcilesbisca per dire che, sì, si faranno, anche se è bene non fare “chiasso” durante la campagna elettorale. Al professor Prodi piace parlare della famiglia, ma poi da un manifesto di Rifondazione comunista si apprende che “la famiglia si articola in una vasta molteplicità di opzioni e di libere unioni”». E poi accenna ai concetti espressi da Boselli e da Emma Bonino per poi arrivare alla Margherita che «si divide fra le idee della professoressa Binetti e del dottor Bobba e quella della onorevole Rosy Bindi». Perciò Marcello Pera si chiede: «il professor Prodi ha un programma politico o è costretto a indossare le vesti di Arlecchino?».
Siamo alla conclusione: il Presidente Pera lancia il suo affondo verso il centrosinistra.
«E poi c’è quello che … non c’è. Nel programma dell’Unione e nel dibattito fra le forze che la compongono non c’è riferimento ad un’Europa identitaria, non alle nostre radici cristiane, non al diritto alla vita, non alla sussidiarietà, non alla pluralità dell’educazione. C’è invece, tra quelle forze, una tracotante protesta contro la Chiesa e il Papa, una ideologica chiusura verso le scuole cattoliche, un’idea di Europa angelica e senza responsabilità, una tendenza a distaccare l’Europa dall’America, e anche – come è scritto – “un segnale forte di discontinuità sia al popolo iracheno sia alla comunità internazionale”, senza curarsi né del popolo iracheno né del nostro interesse nazionale. Non sono mancati neppure coloro che hanno scandito slogan come “10, 100, 1000 Nassyria”, in spregio al nostro Paese e ai nostri valorosi militari.
Ecco perché io non accetto il programma dell’Unione. Perché voglio la mia identità. Voglio la mia tradizione. Voglio la mia cultura. Voglio la mia storia. Lo voglio, tutto questo, non perché sono tracotante o arrogante o oppressore. Lo voglio non perché non rispetto gli altri. Lo voglio perché rispetto me stesso. Lo voglio perché se nel mio Paese, nella mia Europa, si aggrava ancora di più la crisi spirituale e morale che stiamo attraversando, allora il mio futuro sarà perduto.
Noi già il 9 aprile quel futuro eviteremo di perderlo. Abbiamo capito che la discriminante fra noi e i nostri oppositori politici della sinistra è, come ha scritto il presidente Berlusconi a Isabella Bertolini, “lo scontro fra due opposte visioni del mondo”. Abbiamo capito la posta in gioco. E siccome abbiamo capito, intendiamo vincerla, quella posta, per noi, per i nostri figli, per l’Europa, per l’Occidente».
L’incontro si conclude così, in un tripudio generale.
In moltissimi accorrono verso il palco per un saluto o un autografo. Anche Sorvy ed io ci proviamo. Sorvy, con in mano la brochure distribuita a inizio manifestazione, chiede un autografo al Presidente Pera gridando (ed anch’io insieme a lui): «un autografo per TocqueVille!». Pera annuisce e, autografando la brochure di Sorvy, esclama «bravi!» rivolgendosi sia a noi ma soprattutto a tutti i cittadini di TocqueVille.
AGGIORNAMENTO del 06/04/2006
SEGNALAZIONI
Sul blog del Sorvegliato Speciale potete trovare due post:
Risorse audio e testo presenti sul sito personale del Presidente Marcello Pera:
- Collegamenti ai file audio dei discorsi (in ordine di intervento):
- Collegamento al testo del discorso di Marcello Pera.
Ipotesi di complotto islamico. Il terzo conflitto mondiale
Pubblicato Febbraio 21, 2006 Eurabia , Fantasie , Islam , Terrorismo ChiusoAnzitutto avverto i lettori che questo è solo un “gioco” di fantasia.
Vorrei azzardare infatti un’ipotesi di “complotto” che ritengo probabile, anche se credo che molti di quelli che mi leggeranno mi considereranno un pazzo scatenato.
Passiamo subito ad analizzare i fatti già accaduti.
Nel settembre scorso, su di un giornale danese, vengono pubblicate alcune vignette che fanno ironia sull’islam e sul suo Profeta.
A distanza di quasi sei mesi (quasi sei!) scoppia il casino infernale che tutti conosciamo.
Se si sposta leggermente “lo sguardo” non si può fare a meno di notare che (guarda un po’ il caso!) il tutto avviene in coincidenza con la messa alle strette del regime iraniano per le sue attività non chiare sul nucleare (d’altra parte il presidente Ahmadinejad ha più volte manifestato intenzioni particolarmente ostili contro Israele e l’Occidente in generale). L’ipotesi di un intervento armato contro l’Iran si fa di giorno in giorno sempre più probabile e, nel bel mezzo della questione, ecco che, come ho già detto, scoppia il “caso vignette”.
Ora, se gettiamo lo sguardo verso il futuro, possiamo bene immaginare che se la questione dovesse proseguire così come oggi, cioè con l’Iran che punta i piedi e rifiuta di collaborare con ispezioni e quant’altro, la situazione degenererebbe rapidamente in un nuovo conflitto che vedrebbe impegnate gran parte delle stesse nazioni occidentali che sono intervenute in Iraq.
Ed eccoci all’ipotesi di complotto.
L’estremismo islamico, che caratterizza la maggior parte dei paesi musulmani, ha oggi già organizzato e preparato il terreno per una controffensiva in caso di attacco militare all’Iran.
In cosa consiste questa preparazione e a cosa mira?
Diciamo subito che l’Islam radicale (oggi in maggioranza netta rispetto a quello cosiddetto “moderato”) mira anzitutto alla conquista dell’Europa al fine di estendere poi il suo predominio anche sul resto del mondo.
Per il resto analizziamo la questione per punti.
1) Abbiamo visto come il “popolino”, cresciuto a Corano ed odio, è stato facilmente sobillato con la scusa delle vignette danesi (ma mi risulta che gli imam europei abbiano rincarato la dose facendo “confezionare ad arte” altri disegni blasfemi) per portarlo nelle piazze a commettere ogni tipo di violenza e vandalismo. (Probabilmente, se non ci fossero state le vignette sarebbe bastata un’altra scusa qualsiasi).
2) In seguito alle manifestazioni di odio e violenza nei suoi confronti, l’Occidente, già intimidito e accondiscendente (basta vedere le continue calate di braghe dei vari Zapatero, delle sinistre tutte e di buona parte delle destre europee, colpite anche queste ultime dal morbo del “politicamente corretto”), è sempre più spaventato e i suoi rappresentanti (lo abbiamo visto in questi giorni anche in Italia) fanno la gara a chi si prostra di più ai piedi dell’Islam fanatico.
3) Più l’Occidente fa mea culpa su vignette e su qualche altro sciocco episodio (come la questione Calderoli) e più i fanatici islamici, che vivono sia nei paesi musulmani sia in Europa, sentono che la prepotenza e la forza bruta pagano. Di conseguenza si sentono sempre più forti.
Come sappiamo, tutto ciò si è già verificato. Perciò iniziamo a “fantasticare” sul futuro.
4) Di qui a qualche mese la questione Iran precipita verso un intervento militare. Ma questa volta, a differenza di come sono andate le cose con la faccenda Iraq, a seguito della paura di irritare l’Islam che attanaglia soprattutto l’Europa, specie dopo il casino suscitato dalle vignette, gli USA e la Gran Bretagna faticano a trovare un minimo di consenso da parte dei paesi europei.
5) USA e Gran Bretagna vengono lasciati quasi completamente soli dall’Europa/Eurabia ma, con l’avallo forse della Russia, forse anche della Cina e di qualche sparuto Paese europeo, decidono comunque di dare il via all’offensiva militare nei confronti dell’Iran.
6) I musulmani immigrati in Europa, già forti anche psicologicamente nel vedere governi e opinioni pubbliche europee pesantemente sotto pressione, scatenano in tutti i Paesi della Comunità la guerriglia urbana già vista in Francia nei mesi scorsi con la rivolta delle cosiddette “banlieue” (che si dimostra essere stata una vera e propria “esercitazione”), arrivando a colpire chiese e monumenti, uccidendo rappresentanti politici e religiosi e commettendo anche atti terroristici con i kamikaze.
7) L’Europa cade letteralmente nel terrore più assoluto e si scatena una sorta di guerra civile, in cui gran parte dei musulmani (la maggioranza degli immigrati) si trova “alleata” con i vari no-global/pacifinti, con l’estrema sinistra e l’estrema destra (unite soprattutto da sentimento antiamericano/antioccidentale). Questo “schieramento” si scontra nelle piazze e nelle strade con i cittadini esasperati ed incazzati perché sono stati toccati nei loro diretti interessi (ad esempio con l’auto o la casa bruciate), e tra questi se ne comincia a vedere anche un buon numero che fino a pochi giorni prima sosteneva le sinistre.
8) Con l’intera Europa messa in crisi, gran parte dei paesi islamici (compresa l’Arabia Saudita e l’Egitto) cedono ai loro teocrati più fanatici e si alleano contro l’Occidente scatenando i propri eserciti contro le truppe impegnate in Iran e contro tutte le sedi politiche e militari occidentali ospitate presso di loro.
9) Anche Israele viene attaccato in grande stile dai paesi islamici confinanti.
10) Gli eventi precipitano e inizia così il terzo conflitto mondiale…
Mi fermo qui perché non riesco ad immaginare cos’altro potrebbe succedere.
Ho “fantasticato”, vi avevo avvertito, e chiedo scusa per tutti gli elementi che nella mia grande ignoranza avrò inevitabilmente tralasciato.
E’ stato solo un gioco. Un mero esercizio di fantasia e logica, forse anche mal riuscito. E spero con tutto il cuore che tale rimanga.
CON LA DANIMARCA E CONTRO I CALABRAGHE
Pubblicato Febbraio 19, 2006 Benedetto XVI , Berlusconi , Calderoli , Eurabia , Informazione , Ipocrisie , Islam , Libero , Marcello Pera , Oriana Fallaci , Ratzinger , Terrorismo Chiuso
Stiamo con la Danimarca.
Senza se e senza ma, sin dall’inizio di questa storia, partita da innocenti vignette, che sarebbe ridicola se non fosse per i preoccupanti episodi che si sono verificati e che dimostrano quanto odio cova il mondo islamico nei confronti dell’Occidente.
Stiamo col Governo danese soprattutto perché, contrariamente a molti altri, non ha chiesto scusa conservando così la propria dignità. Non l’ha fatto dicendo (giustamente) che in Danimarca la libertà di parola, di opinione e di stampa sono sacre e non possono essere in alcun modo “controllate” dallo Stato proprio perché altrimenti non ci sarebbe più libertà.
Siamo molto preoccupati per il futuro di questa Europa che riteniamo sia divenuta già EURABIA.
L’assoggettamento alla prepotenza, che pervade il mondo islamico, è dimostrato dalle scuse presentate da troppi stati europei/eurarabi che rivelano anche la paura che abbiamo di difendere la nostra cultura e le nostre radici (non si può non notare come volutamente sia stato cancellato dalla Costituzione Europea l’accenno alle nostre radici culturali giudaico-cristiane).
Siamo molto (anzi moltissimo) delusi da come ha reagito il nostro Paese.
Sapevamo già che la quasi totalità della sinistra italiana spinge da sempre per una generale calata di braghe nei confronti del fanatismo musulmano. Sapevamo anche che le sue frange estremiste, che si trovano principalmente tra i cosiddetti no-global, i verdi e i vari “rifondaroli” e comunisti, si sono dimostrate (e continuano a farlo) sostenitrici dei terroristi islamici.
Sapevamo, come già scritto anche da Oriana Fallaci, che anche il centro destra aveva un atteggiamento ambiguo nei confronti del mondo islamico (come ad esempio Gianfranco Fini, che vuole dare il diritto di voto anche agli immigrati privi di cittadinanza).
Ma non avremmo mai creduto che si sarebbe arrivati alla tragicomica vicenda che ha causato le dimissioni del ministro Roberto Calderoli (Lega Nord).
Sulla questione, noi la pensiamo sostanzialmente come Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero, il quale, nell’editoriale odierno (domenica 19 febbraio 2006), critica aspramente ciò che hanno fatto i vari componenti dell’attuale maggioranza di governo ma soprattutto l’atteggiamento arrendevole del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei confronti sia di Gheddafi sia di tutto l’islam fanatico (che è ancora maggioranza).
A tal proposito Feltri scrive: «[...] Non si rendono conto il Cavaliere e il suo gabinetto che, agendo così, d’impeto, senza attendere le risultanze dell’inchiesta (mi auguro ci sarà anche se non approderà a nulla) [Feltri si riferisce all'inchiesta con la quale si dovrebbe appurare se le proteste di Bengasi siano state scatenate dalle vignette o dalla maglietta di Calderoli - n.d. autori del post] rivelano una paura fottuta e uno stato di soggezione verso gli aggressori del Consolato. I quali aggressori, dinanzi ai risultati ottenuti con la loro impresa (addirittura il licenziamento di un ministro), sono incentivati a proseguire nella politica della forza bruta, bestiale. Menare le mani, incendiare e distruggere paga. Gli occidentali se la fanno sotto e noi ce li mangeremo. Esatta valutazione. Se lo scopo perseguito dai terroristi era sicuramente quello di farci vivere nella paura e di gettarci in ginocchio, be’, essi l’hanno raggiunto. Non si era mai visto al mondo un governo silurare un suo membro per il sol fatto che questi, forse, ha irritato la sensibilità di uomini intolleranti capaci di spaccare tutto per una storia di vignette. C’è qualcosa di comico e di sinistro in questo pasticcio provocato dalla tremarella. Un esecutivo si cala le brache per dodici disegni bruttini ma non contrastanti con le nostre leggi, con la Costituzione la quale garantisce il diritto alla libertà di pensiero (in qualsiasi modo espressa) a prescindere da idee politiche, fede religiosa, sesso. [...]»
E la critica continua con un’osservazione che a noi pare particolarmente azzeccata: «[...] Perché siamo tanto privi di dignità? A parte la fifa blu degli attentati, consapevoli come siamo con quali signorini abbiamo a che fare, si dà il caso vi sia di mezzo il petrolio e il gas. Allora, Bengasi è la seconda città della nostra ex colonia. La prima è Tripoli. A Bengasi c’è una massiccia concentrazione di oppositori a Gheddafi, tra cui parecchi giovani. L’attacco al Consolato è anche uno sfregio a Gheddafi che con Berlusconi ha rapporti eccellenti, questione di grana, scambi commerciali.
Il colonnello ha due problemi: tenere a bada i contestatori, evitandone la crescita di numero; e salvaguardare le intese con l’Italia. Che fare di fronte al casino? La soluzione c’è. L’Italia offre ai baluba libici la testa dello screanzato Calderoli, e i baluba si placano mostrando al mondo il trofeo padano; Gheddafi fa l’occhiolino al Cavaliere e conferma i patti. Il regime di Tripoli si rinsalda. Finché dura.
Intanto petrolio e gas seguitano a pervenire sulla Penisola. E i dollari scorrono. Siamo felici, siamo contenti, le chiappe del cul porgiam riverenti. Chiaro? Le vignette e la maglietta scema del ministro sono soltanto pretesti idonei alla propaganda; e il popolazzo beota beve, eccome se beve, sia quello cammellato sia quello motorizzato. [...]»
Su questa questione degli “interessi” ci sarebbero poi vari precedenti che avallano ancor più le parole di Vittorio Feltri. Ci riferiamo infatti alle dichiarazioni fatte dallo stesso Berlusconi a sostegno dell’ingresso della Turchia in Europa. Per non parlare della sua grande amicizia col premier turco Erdogan che si spaccia per moderato quando invece, come ricorda Oriana Fallaci nel suo ultimo libro (Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse), «[...] per eccessi di fanatismo integralista era stato quattro mesi in prigione. Così “moderato” che durante gli attacchi kamikaze scatenati nel 2003 ad Ankara non avrebbe mai pronunciato il termine “terrorismo islamico”. Anche lui avrebbe detto “terrorismo” e basta. Al massimo “terrorismo religioso”. Così “moderato” che sarebbe stato il primo a voler rimettere nel Codice Penale il reato di adulterio. [...]»
Inoltre, sulla questione “amicizia” con Gheddafi non possiamo dimenticare che il leader libico si è sempre distinto per ambiguità ed inaffidabilità (ricordate Lockerbie? i missili lanciati su Lampedusa? le accuse e le richieste d’indennizzo verso l’Italia che li aveva colonizzati?). Anche per questo, come può Berlusconi continuare a far finta di nulla sui recenti patti con la Libia, a proposito di immigrazione clandestina, in gran parte disattesi?
Diciamoci la verità, Cavaliere, Gheddafi è un vero esperto nel prenderci per i fondelli!
Ci chiediamo: è mai possibile che, dopo tutto ciò che è successo a Bengasi e quello che sta accadendo negli altri paesi islamici dove “non muove foglia che il regime non voglia”, la nostra più grande preoccupazione sia quella di andare a chieder scusa persino in moschea (come ha fatto quel grandissimo e cinico opportunista di nome Gianfranco Fini) per una sciocchezza commessa da un ministro?
Quand’è che ci indigneremo e quando pretenderemo noi le scuse per tutte le violenze e i saccheggi subiti dalle nostre ambasciate, soprattutto considerando che (come abbiamo già detto) in quei paesi una manifestazione pubblica non può avvenire senza il benestare del regime?
Siamo indignati.
Sull’islam la pensiamo in sostanza come Oriana Fallaci.
Sulla multiculturalità e sul dialogo tra civiltà e religioni differenti siamo vicinissimi alle idee di Marcello Pera e di papa Benedetto XVI.
Sulla politica invece non abbiamo un riferimento forte perché, considerate anche le questioni di cui abbiamo parlato sopra, riteniamo che ancora non esista nel panorama italiano. Ma nonostante ciò, considerando i “valori” e la maggior ipocrisia che caratterizzano secondo noi il centro sinistra, continuiamo a pensare che votare il centro destra sia il male minore.
Riusciremo mai a vedere il giorno in cui non dovremo più “turarci il naso”?
Partigiano William
e
il miscredente
Aggiornamento
Consigliamo anche le seguenti letture:
Come ormai molti sapranno, in Austria è stato arrestato David Irving per le sue opinioni che negano l’Olocausto. Infatti, in Austria sono in vigore leggi antinazismo che prevedono la reclusione da uno a dieci anni per coloro che esprimono un’opinione giustificazionista o negazionista dei crimini del nazismo.
Avete capito bene: ho detto “opinione”. Ciò significa che, in Austria, per finire in galera non è indispensabile compiere un atto che danneggi fisicamente persone o cose e non è nemmeno necessario istigare altri a compiere un delitto. E’ infatti sufficiente esprimere pubblicamente un’opinione contraria a quanto prevedono certe leggi.
L’ottimo Fausto Carioti, sul suo Blog (A Conservative Mind), ha pubblicato in proposito due post: “L’arresto di Irving: ridicolo, più che vergognoso” e “Irving in carcere, ovvero la vittoria del nazismo“.
Ebbene, concordo pienamente su tutto ciò che ha scritto Fausto e credo che con la sua opinione riveli benissimo la propria natura di vero liberale.
Anch’io sono convintissimo che questa vicenda faccia il gioco di tutti i mistificatori che come Irving sostengono l’insostenibile.
Ma, mi chiedo, tra i nostri politici esiste qualcuno che si è pronunciato (e, soprattutto, in che modo) su questa vicenda?
A parte il quotidiano Libero (che oggi ha pubblicato l’articolo di Carioti, e che lui ha riportato sul suo stesso Blog) e quelli de L’Unità, che mi pare siano stati abbastanza espliciti (ma in favore dell’arresto – e ciò dimostra una volta in più di che pasta sono fatti certi “compagni”), quali sono le opinioni che circolano?
Sarebbe veramente interessante riuscire a farne una bella panoramica perché temo molto che in questa Europa/Eurabia ancora non si sia capito il concetto insito nella parola Libertà (la maiuscola è voluta).
A tal proposito invito tutti a leggere attentamente la magistrale “Esegesi del discorso di Chirac ai francesi” fatta da Paolo Di Lautreamont sul suo Blog (Le guerre civili).
Con la “vicenda Irving” si evidenzia una volta in più che la questione sollevata da Paolo non riguarda purtroppo solo la Francia.
Infatti, per dirne un’altra, nel libro “Senza radici”, Joseph Ratzinger, allora ancora cardinale, ha scritto che «[...] in Svezia un predicatore che aveva esposto l’insegnamento biblico circa la questione dell’omosessualità senza se e senza ma [...]» è «[...] stato condannato a una pena detentiva [...]»!
Inoltre in Italia esiste ancora il reato d’opinione, anch’esso punibile con il carcere!
Ma allora, la Libertà, di cui tanti “straparlano” dicendo di esserne difensori, che fine ha fatto?

Alla manifestazione che si terrà a Roma non potremo essere presenti di persona, ma siamo vicini ad Israele col cuore e col pensiero.
Partigiano William
e
il miscredente
