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L’arrivo di Berlusconi e Formigoni al Meeting di Rimini

P.S.Chi volesse pubblicare il filmato sul proprio sito è libero di farlo.

I link o i codici necessari li potete trovate su questa pagina di YouTube, rispettivamente alle voci “URL” ed “Embed”.

Chiedo solo la cortesia di citare la fonte.
Grazie.

Sciacalli senza vergogna

Riporto un magistrale articolo di Renato Farina, tratto dal quotidiano Libero di sabato 10 giugno, e che vale assolutamente la pena leggere dall’inizio alla fine.
I link, le evidenziature e i “grassetti” sono stati aggiunti dal sottoscritto.

I ROSSI SON GIA’ NERI – di Renato Farina
La ribellione contro i predatori dell’anima italiana si è concentrata in questi giorni vicino a un soldato morto. Prima del funerale del caporalmaggiore Alessandro Pibiri, ucciso a Nassiriya, al Celio era stata preparata la camera ardente. La bara di legno, soldati sull’attenti, le lacrime della famiglia in veglia. Ed ecco, improvvisamente, giunge una notizia là dentro. Fuori dall’uscio, c’è un politico. Ha l’aria compunta di chi è pronto a mettersi in cassaforte questo lutto come oro per la sua causa. E’ Oliviero Diliberto, capo dei Comunisti italiani, sardo come il caduto. Ci sono i giornalisti, e fa le prove con loro: «Sono d’accordo con il papà del soldato ucciso: quando andiamo via dall’Iraq?». Nel momento della disperazione aveva espresso la sua prostrazione: via tutti. E aveva ed ha ragione: dopo il rinnegamento di Prodi, prima si va via meglio è, si è carne da cannone, senza neanche la corazza invisibile che viene dal fatto che il tuo presidente stima e approva il tuo sacrificio.
Intanto, funzionano benissimo i padri dei soldati morti quando ci danno ragione, che occasione spettacolare per Diliberto. Il quale entra, non dubitiamo sia addolorato sul serio, ma non resiste. Invece di dire le parole banali così preziose, tipo «Mi dispiace», «Non è stato un sacrificio inutile»; «Tanti gli vogliono bene»; invece di essere un uomo, Diliberto ha preferito scegliersi la parte di politico astuto. Si avvicina e dice: «L’ho sempre detto che non dovevamo andare in guerra…». Dice così: in guerra. Come dire che quel ragazzo che padre, madre, fidanzata e fratello stanno piangendo era andato là, in quel deserto babilonese, ad ammazzare. Se fosse stato per Diliberto, Bertinotti, Prodi e compagni non avrebbe potuto esprimere quella vocazione guerriera e sarebbe vivo. Insomma: l’ha ucciso Berlusconi.
E’ allora che le gambe di Mauro Pibiri si sono avvitate al suolo. I soldati sanno cosa sia. Hai davanti uno più potente, ma la giustizia è dalla tua parte. Di qui, questo non passa. Quelle parole non passano, non possono essere di chi ci governa. Invece sì, purtroppo. Mauro Pibiri gli grida in faccia, con la forza calma di chi ha il cuore frantumato, ma l’idea del bene e del male è intatta e pura: «Ma che cosa dice? Mio fratello era andato laggiù per aiutare gli iracheni, non per fare la guerra. Lei che ne sa?». Mauro Pibiri è un giovane ufficiale in congedo. Non gli importa di destra, sinistra, centro, ma della verità. Diliberto se ne va alla chetichella. Dopo mezz’ora Mauro Pibiri parla ai cronisti: «I nostri militari hanno portato l’acqua e la luce, non la guerra. Smentisco il politico di estrema sinistra che davanti al cadavere di mio fratello è venuto a dire che non si doveva andare in guerra».
Questo fatto, che attingo dalla cronaca di Lorenzo Salvia sul Corriere della sera, è la prima grande sconfitta politica del governo Prodi. Una sconfitta più grave perché è morale e viene non da un avversario politico, ma da un uomo comune che impugna la sua dignità come una fiaccola che illumina l’abisso in cui siamo precipitati. Non è un fatto di quattro politicanti spelacchiati, capitati per caso in mezzo a una coalizione di sinistra sì, ma seria. Era stato Prodi in persona – ribadisco – a dire che gli italiani lì erano andati in guerra e ad occupare. Mentiva. Lo ha fatto perché la sua maggioranza si regge proprio sul rapporto privilegiato tra il premier e questi estremisti, rifondaroli, comunisti, verdi, eccetera. In questi giorni ha provato a tranquillizzare gli italiani, a spiegare che sono folclore, sono innocui. Balle. Sono la sua anima nera, anzi rossa.
Dopo questo schiaffo che è stato ignorato dai Tg e rimpicciolito dai mass media, un presidente del Consiglio civile dovrebbe andare a chiedere scusa, e rimangiarsi le sue parole in Parlamento. Potrebbe spiegare che ci ritiriamo perché sì, c’era nel programma, ma non rinneghiamo nulla di quella presenza «pacifica».
La parola messa tra virgolette è del Papa. Benedetto XVI ha usato l’espressione «ripresa pacifica» per descrivere l’obiettivo dei nostri in Mesopotamia. Come Mauro Pibiri. Come sente la grandissima parte del nostro popolo.
C’è stato un altro schiaffo solenne. Quello del presidente Giorgio Napolitano. Lo riconosciamo volentieri: ha usato espressioni nient’affatto neutrali. Ricevendo i capi della nostra Marina ha detto: «I nostri soldati sono impegnati in azioni militari ma non di guerra, è doveroso partecipare alle missioni dell’Onu, per assicurare la pace e la giustizia». Insomma: il contrario di quanto detto da Prodi, Bertinotti, Diliberto eccetera. Un linguaggio simile invece a quello – per rimanere nell’ambito del governo – di D’Alema, Mastella, Rutelli. Il problema però è questo: il governo sarà diviso, ma le scelte pubbliche sono tutte, ma proprio tutte da estrema sinistra. Il primo atto internazionale del governo – ricordiamocelo – è stato il ritiro dall’Iraq, lasciando esposto il nostro esercito, delegittimato moralmente, ad azioni vigliacche e persino, in punta di diritto, nobilitate da Prodi in quanto atti contro occupanti. E poi questi qui vanno a piangere ai funerali. A piangere quando ci riescono, perché com’è noto l’altra volta gli è proprio scappato di sghignazzare (vi ricordate Pecoraro Scanio? Nessuno gli ha chiesto di fare un passo indietro e di scontare in qualche purgatorio politico la sua sconcezza: macché subito un bel ministero).
Che cos’abbiamo fatto, chi abbiamo mandato al governo sulle loro auto blu? Dei pazzi. Questo è il sentimento della gente comune dinanzi allo spettacolo dei piccoli Nerone al potere. Gli manca solo la cetra, ma Roma hanno già cominciato a incendiarla con pistolate da megalomani. Siccome hanno vinto, pensano di potersi permettere di tutto, pure con l’applauso del popolo. Noi avevamo avvertito che erano fatti così. Troppi ci sono cascati. Erano tanto carini a Porta a porta, così educati. Ora la grandissima maggioranza si rende conto, e c’è un lampo di paura in Italia, e si vorrebbe rispedirli nei loro centri sociali o confinarli nei salotti dove le chiacchiere sono solo chiacchiere, e non atti di Stato. Invece ci toccano. Per cinque anni? Confidiamo per molto, molto meno.
A questi comunisti gliene suonano anche gli alleati (alcuni), perché ogni tanto per fortuna prevale la decenza. Buona parte degli sciagurati elettori di Prodi li prenderebbero volentieri a sediate in testa, questi rivoluzionari del menga. Noi non li perdoniamo. Guardate in che casino ci avete messo, pur di metterla in quel posto al Berlusca. Lo diciamo anche a un vecchio amico saggio come Giampaolo Pansa. Anche lui pensava di aver votato un democristianone un po’ di sinistra, contornato da un comunista serio e realista come D’Alema. Pansa e quelli come lui, brave persone, hanno regalato con ottime intenzioni lo scettro a chi ride nel momento del lutto, a un presidente della Camera che va alla parata militare ma dichiara che non ci sta (Bertinotti), e a un Diliberto che con le sue belle giacchette fa la predica contro i soldati sulla bara del caduto, e quasi i parenti del caporalmaggiore lo sbattono fuori dalla sala ardente.
Ha un bel dire Prodi che sono folclore. Sono la sua spina dorsale. Prodi è legato con il filo di ferro a questa sinistra. Urge cambiare tutto. Magari anche con l’aiuto di una sinistra moderata e riformista, se non è venduta a questa corte di folli.
Renato Farina – Libero – Sabato 10 giugno 2006

Altri contributi su…

Il mio personalissimo pensiero
Sono molto addolorato per la tragica fine del nostro militare. Ma – come ho già scritto poco tempo fa – questi tragici lutti non riescono più a farmi stare zitto di fronte all’impudenza di certe persone.
Di tutti i personaggi, citati da Farina in questo articolo, trovo particolarmente negativa la figura di Prodi perché, diversamente da Diliberto (del quale si sa praticamente da sempre il pensiero), mente spudoratamente nel tentativo di “metterlo in quel posto” a tutti gli italiani, compresi quelli che l’hanno votato, e a buona parte dei suoi stessi alleati.
Nonostante la sua apparenza bonacciona, da tutto ciò che fa e dice (vedi anche la discussa intervista al settimanale tedesco Die Zeit – commentata anche su Il Legno Storto) traggo la netta impressione che sia una persona senza scrupoli e cattiva nel profondo. Una “maschera” perfetta per chi vuole governare il Paese non avendo “la faccia” per poterlo fare.

Scendiamo in strada… Un altro motivo per votare Sì

Segnalo il post “SCENDIAMO IN STRADA” apparso oggi sul blog di un mio caro amico, il Sorvegliato Speciale, e scritto dal “capo indiano dei sorvegliati”, Estiqaatsi.
Si parla della Corte di Cassazione della Repubblica (?) Italiana che ha assolto un certo signor Ricca, con una sentenza “acrobatica” degna della miglior “Forleo”, per aver dato del “buffone” all’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

Ieri quell’epiteto se l’è beccato – secondo me meritatamente – anche Prodi, ma di questa notizia, sulle agenzie di stampa, oggi non c’è più traccia! Chissà il perché?

Questi, purtroppo, sono solo piccoli ma palesi segnali che ci fanno capire quanto sia grave l’“okkupazione gramsciana” che affligge l’Italia.
Per chi ha “occhi per guardare” è impossibile negare che – oggi sì – siamo in piena emergenza democratica.
Ora che comandano a pieno titolo, i “compagni” cercheranno di “okkupare” e conquistare tutto quel poco che fino ad oggi gli era sfuggito.
Lo faranno senza pietà e senza vergogna alcuna (vedi anche la faccenda di Sergio D’Elia) perché è la loro ultima occasione.
Infatti, quando questo governo (o è forse meglio chiamarlo dittatura?) cadrà, se ci saranno ancora elezioni democratiche e senza “trucchi”, gli italiani li “bastoneranno” col voto in modo tale che non potranno più tornare a governare il Paese per almeno 25 anni.
Per tutte queste ragioni è importante votare SI’ al prossimo referendum costituzionale perché, oltre ad approvare una riforma indispensabile al “rinnovamento” del Paese, si potrà anche dare un segnale forte a questi governanti “sinistri”.
Un segnale che gli faccia capire che l’Italia non ci sta.

Mostri di idiozia, il problema di Prodi, i nostri Eroi, felicità e Libertà

Mostri
Il 25 aprile, nelle piazze italiane, i soliti mostri di idiozia (o utili idioti, chiamateli come vi pare) hanno fatto riecheggiare quello schifosissimo slogan: “10-100-1000 Nassirya”.
Lo stesso giorno, a Milano, durante la manifestazione in ricordo della Liberazione, altri sinistri idioti hanno lanciato insulti contro il candidato sindaco Letizia Moratti, che sfilava con il padre, ex partigiano e reduce di Dachau.
Il giorno seguente, le solite e ipocrite (come si era già scritto) prese di distanza.
Due giorni dopo (il 27 aprile), proprio a Nassirya, in un attentato sono morti tre militari italiani (e oggi purtroppo anche il quarto, inizialmente ferito gravemente) ed uno rumeno.
Il primo maggio, sempre nelle piazze italiane, si è nuovamente risentito lo schifosissimo slogan gridato dai soliti sinistri idioti.
Sempre nello stesso giorno e sempre a Milano, ancora altri sinistri idioti hanno lanciato insulti a Letizia Moratti che partecipava alla sfilata (invitata a farlo dagli stessi sindacati forse perché questi si erano sentiti in colpa per quanto accaduto già il 25 aprile).
E, come sempre, ecco arrivare le solite e ipocrite (come si era già scritto) prese di distanza.
IpocritiIl giorno dopo, 2 maggio, si sono tenuti i funerali dei nostri militari e, proprio durante la cerimonia, ecco un indegno “spettacolo” colto da un’indiscreta macchina fotografica. Due gli attori: i sinistri Pecoraro Scanio (Verdi) e Vasco Errani (Democratici di Sinistra) che ridono e scherzano in mezzo a tanti volti seri di altri partecipanti.
Quattro giorni dopo (il 5 maggio), in Afghanistan muoiono in un nuovo attentato altri due militari italiani.

La prima volta ho taciuto per rispetto dei militari morti e per non apparire come uno che strumentalizza queste vicende. Oggi però, specie dopo le ghignate di quei due emeriti cretini, seguite ancora dallo schifosissimo slogan lanciato dagli altri mostri di imbecillità, non mi trattengo.
Sono davvero stufo delle ipocrite prese di distanza dai propri “figli” di questa sinistra che (come si era già scritto) ha seminato odio e divisione dal dopo-guerra ad oggi!
Se volessero mantenere anche solo un briciolo di dignità, certi leader di questa Unione dovrebbero solamente tacere!
IL SILENZIO sarebbe infatti un atto di rispetto nei confronti anzitutto di coloro che hanno sacrificato la propria vita per qualcosa in cui credevano e lo sarebbe anche nei confronti del popolo italiano.

I nostri Eroi sono… “il maggiore problema”?
Prodi, dopo gli ultimi morti italiani in Afghanistan, ha dichiarato: «Sono veramente vicino alle famiglie dei soldati. Il problema del tributo che viene dato dai nostri soldati per la pace e la stabilità è tra i più grandi, forse in questo momento il maggiore problema del nostro Paese».
Ammettiamo pure che sia “vicino alle famiglie dei soldati“. Ma cosa significa che “il tributo che viene dato dai nostri soldati per la pace e la stabilità” è “forse in questo momento il maggiore problema del nostro Paese“?
Mi pare ovvio che si possa essere dispiaciuti e perfino arrabbiati per l’uccisione dei nostri militari. Ma ogni missione di pace comporta dei rischi.

I nostri militari lo sanno benissimo: la morte è uno dei possibili “incidenti” che possono capitare nello svolgimento di quel loro difficilissimo e rischioso lavoro. Per questo tutti i nostri soldati in missione sono degli eroi. E il loro operato per quanto è rischioso è altrettanto, anzi molto più, prezioso per la salvaguardia della pace e del futuro dei paesi in cui si svolge e, di conseguenza, per la pace e il futuro nostri e di tutta l’umanità.
I nostri militari sono andati proprio dove è più urgente e importante la presenza occidentale. Perché quelli sono luoghi in cui ogni giorno vengono calpestati anche i più elementari diritti universali delle persone e dove, a causa di questo, trova terreno fertile quel terrorismo di matrice islamica che minaccia e colpisce da alcuni decenni l’Occidente “infedele”.

Come si può, quindi, affermare che questo “tributo” sia un “problema”, anzi, “il maggiore problema”?
Qui, “caro” professor Prodi, il “maggiore problema” è proprio la mancanza del rispetto dei Valori universali che affligge una parte fin troppo grande dell’umanità e che, per questo, non può essere risolto ritirando le truppe dalle missioni di pace. Sarebbe un gesto suicida perché è proprio da quei luoghi che nascono le minacce più immediate verso l’Occidente. E il modo migliore per difenderci non è attendere di risolvere il problema quando l’abbiamo in casa nostra, ma bensì prevenirlo intervenendo sulle sue cause.

Qualcuno potrebbe obiettare chiedendo il perché, ad esempio, non si fa qualcosa anche in Cina, dove è palese la mancanza di rispetto dei diritti umani.
La risposta è che si sta già facendo il possibile ma con mezzi diversi da quelli militari (continui richiami al governo cinese perché vengano riconosciuti i Diritti dell’uomo, coinvolgimento nel mercato internazionale, eccetera) perché la Cina non costituisce un pericolo immediato per l’Occidente come invece lo sono certi paesi islamici.

Ma d’altra parte cosa ci si poteva aspettare dal “Mortadella”?
Già in passato non aveva perso occasione per ribadire il concetto, anche in un’intervista rilasciata a “Repubblica Radio”, e pubblicata dal quotidiano La Repubblica lo scorso 29 luglio 2005, in cui dichiarò: «Se l’Unione vince le elezioni ritireremo le truppe di occupazione».
Perciò, con la sua ultima dichiarazione, “Mortadella” ha voluto ribadire il concetto che le nostre sono “truppe di occupazione” e che secondo lui non vale la pena difendere i propri Valori rischiando la vita.
Quali Valori?
La Vita, anzitutto. E poi la Famiglia, la pace e la sicurezza. La Libertà: di movimento, di pensiero, di parola e di religione.
Questi sono tra i Valori universali che sono intrinseci nel DNA di tutta l’umanità perché, andando al di là di qualsiasi ideologia, classe sociale o religione, non possono essere disconosciuti da nessuno.
Come scrive Marcello Pera nel libro “Senza Radici”, citando le parole del presidente americano Bush, “Ovunque la gente vuole avere libertà di parola, vuole scegliere i propri governanti, la fede religiosa, il modo di educare i propri figli, vuole possedere dei beni e godere i frutti del proprio lavoro“.
Ma Prodi pare sia sordo a queste cose.
A “Mortadella” interessa solo ed esclusivamente il potere, altrimenti, nel primo confronto televisivo con Berlusconi, non avrebbe “sparato” quella balla colossale (coglione chi ci ha creduto!) dichiarando che si potrebbe “organizzare anche un po’ di felicità per noi“.
Per noi chi? Forse per l’Unione, non certo per gli italiani!

La felicità non è una cosa che si può “organizzare” ma una cosa che tutti hanno il diritto di poter perseguire. E per poterla raggiungere è anzitutto indispensabile la Libertà.

La Libertà e la nostra Costituzione
A proposito di Libertà, mi torna in mente un’amara ma lucida constatazione che fece Vittorio Sgarbi anni fa, durante il suo programma, “Sgarbi quotidiani“, trasmesso su Canale 5.
In quell’occasione infatti parlò della Costituzione della Repubblica Italiana sostenendo che i “padri fondatori” commisero un grande errore: infatti, proprio all’articolo uno, stabilirono che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro“.
Quindi Sgarbi evidenziò come, secondo lui, il primo articolo avrebbe dovuto recitare che “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla Libertà” perché è solo partendo da questa che si può realizzare un Paese veramente democratico.
Un po’ come fecero gli Stati Uniti d’America nel Preambolo della loro Costituzione che recita: “Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi e ai nostri Posteri, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d’America“.
Quindi, già in questa prima frase della loro Costituzione, nel 1787 gli americani elencarono i Valori che dovevano costituire le fondamenta del loro grande Paese. Valori che noi italiani, a distanza di ben 160 anni, non siamo riusciti a collocare al posto giusto.

Infatti, probabilmente a causa della fame patita dagli italiani durante la guerra (?), chi scrisse la nostra Costituzione si preoccupò di mettere solo il lavoro quale unico fondamento della Repubblica (!), relegando il riconoscimento dei “diritti inviolabili dell’uomo” all’art. 2, mentre la parola libertà” venne usata la prima volta solo all’art. 3 (!) e non per elencarla come valore “inviolabile (cosa che avvenne in modo un po’ più esplicito solo all’art. 13) ma citata solo come diritto che potrebbe essere limitato da “ostacoli di ordine economico e sociale“.

Secondo il mio modesto parere, la Libertà non può essere dipendente dal lavoro mentre, viceversa, il lavoro, può esistere nel senso “nobile” del termine solamente se è garantita per prima la Libertà stessa. Perché senza la Libertà il lavoro non può essere più ritenuto tale ma diventa schiavitù, oppressione.
Basta vedere ciò che è accaduto in Russia, in cui fu applicata la filosofia comunista. Fecero del lavoro una bandiera mentre con la Libertà (quella vera e non quella intesa dal comunismo) ci si pulirono i piedi (per non dir peggio). E si sa (è storia recente) come andò a finire.
Perciò specialmente oggi, con questa sinistra al Governo e questa Costituzione un tantino “comunista”, mi si permetta di essere un po’ preoccupato.

Di tutto un po’ sui coccodrilli rossi

La nostra visione della ricorrenza del 25 aprile è esattamente quella già espressa nel post “Il mio 25 Aprile (per non dimenticare)“: ci piacerebbe infatti “che il 25 aprile fosse vissuto soprattutto come una giornata della memoria, senza omissione alcuna, per ricordare tutto il male che noi italiani ci siamo fatti e per evitare che si possa ripetere”.
Ma chi ama davvero la Libertà non può lasciar passare sotto silenzio ciò che è accaduto ieri, 25 aprile 2006, a Milano, dove abbiamo potuto assistere all’ennesima dimostrazione della vera anima del centrosinistra. Così come, sempre a Milano, lo era stata la “contro-manifestazione” dello scorso 11 marzo (di cui si era già parlato).
E, così come allora, ecco arrivare le prese di distanza da parte di Prodi e degli altri esponenti del centrosinistra che oggi, più di ieri, possiamo solo definire COCCODRILLI ROSSI.

E’ dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale che non fanno altro che rinnovare odio e divisione tra gli italiani, monopolizzare la Resistenza e mettere in pratica quanto indicato dallo stesso Gramsci. E puntualmente, dopo ogni frittata combinata dagli utili idioti che hanno loro stessi allevato, eccoli sempre pronti a scandalizzarsi e a condannare!

IPOCRITI!

Per rendere ancora più chiara la questione è quindi utile ribadire alcune domande che ci si era già posti qualche tempo fa:
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che frequenta i centri sociali?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che ha sconvolto Genova in occasione del G8?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che “okkupano” università e scuole?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che grida 10-100-1000 Nassirya?
- E, infine, quale parte politica ha sempre cercato di smorzare le responsabilità di no-global e soci e non ha mai condannato in maniera totale e definitiva certe manifestazioni violente?

A queste domande possiamo aggiungere anche le seguenti:
- Da che parte stanno i vari registi e scrittori che al cinema, a teatro e sui libri amano raccontare (perché evidentemente ci sperano nel profondo) della fine violenta dell’odiato Berluska?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che si divertono a bruciare la bandiera d’Israele, come è avvenuto ieri a Milano?
- CHI sono quelli che alle ultime elezioni, del 9 e 10 aprile, hanno candidato nelle loro liste personaggi discutibili come Caruso?
- CHI sono quelli che vogliono la scarcerazione dei responsabili dei disordini avvenuti a Milano lo scorso 11 marzo?

Ribadiamo perciò il concetto: dalle risposte a queste domande si può solo arrivare ad una semplicissima constatazione statistica, che ci riporta sempre allo stesso schieramento politico capace solo di ingannare e mentire, anche di fronte all’evidenza.

A proposito di menzogne, ed in particolar modo di quelle raccontate prima e durante l’ultima campagna elettorale, ci poniamo altre domande:
- CHI sono quelli che raccontavano di un’Italia ridotta alla fame, mentre, soprattutto a Pasqua, il numero enorme di italiani in vacanza al mare, ai monti e ai laghi ci ha nuovamente dimostrato che le cose non vanno poi così male?
- CHI sono quelli che raccontavano di un’economia sfasciata, mentre, da Il Sole 24 Ore, qualche giorno fa si viene invece a sapere che “Sono in ripresa le vendite dell’industria italiana sui mercati internazionali, mentre recupera anche la domanda interna“?
- CHI sono quelli che deridevano il sondaggio pre-elettorale formulato da un’azienda americana, per conto di Berlusconi, che poi si è rivelato il più preciso di tutti quegli altri (la maggioranza) che davano per certa una vittoria schiacciante del centrosinistra?

Risposta: i soliti COCCODRILLI ROSSI.

Per tutto ciò, e ritornando ai gravi fatti di ieri, ci permettiamo di fare nostre le parole di Giorgio Lainati, responsabile della comunicazione di Forza Italia:
«Le ignobili e intollerabili contestazioni che hanno costretto il ministro Moratti – peraltro figlia di un ex deportato – ad abbandonare il corteo di Milano per le celebrazioni del 25 aprile, sono l’ennesima riconferma che dietro alle bandiere rosse prodiane c’è l’Italia peggiore, quella antidemocratica e illiberale che il professore di Bologna, un falso moderato, senza porsi alcun problema, intende portare ai vertici istituzionali del Paese».

Partigiano William
e
il miscredente

Elezioni – Considerazioni a caldo

LIBERO - 11/04/2006 Prima considerazione
Ora è un dato di fatto. Berlusconi, quando parlava dei sondaggi americani sull’esito delle elezioni italiane, non raccontava balle, come invece hanno fatto la maggioranza degli istituti di ricerca nostrani.

Seconda considerazione
I Radicali di Pannella e Bonino nel 2001 pesavano poco più del 2% e non avevano accordi con nessuno dei due principali schieramenti. E abbiamo visto il centrodestra vincente con una differenza voti non eclatante.
Oggi, con i socialisti di Boselli, i pannelliani pesano circa il 2,5% e corrono accorpati al centrosinistra. E l’esito delle elezioni ci sta mostrando una sostanziale parità.
A mio modo di vedere, quindi, sono stati loro l’ago della bilancia.
Però, considerando la sostanziale parità degli schieramenti e facendo qualche raffronto con le percentuali ottenute nel 2001 dai vari partiti (anche quelli che stavano al di fuori delle coalizioni ma che poi hanno fatto opposizione – come Rifondazione Comunista), senza “La rosa nel pugno” il centrodestra oggi avrebbe vinto con un margine più netto rispetto al 2001.
Perciò diciamolo. Il centrodestra oggi, nonostante tutto, è più forte che nel 2001.

E allora dico: basta con gli indugi! Facciamo subito il partito unico del centrodestra!

SEGNALAZIONI
Consiglio vivamente la lettura della lucidissima analisi di Fausto Carioti e dei contributi di The Right Nation (che aveva, tra l’altro, fatto delle previsioni molto attendibili qui, qui e qui) e Walking Class.

Incontro a Bologna con Marcello Pera

Domenica, 2 aprile 2006.
Questa giornata mi ha visto un po’ più mattiniero rispetto alle altre domeniche.
Ho raggiunto un caro amico conosciuto sul Web: il Sorvegliato Speciale (Sorvy).
E’ la prima volta che ci conosciamo di persona e questo primo incontro si svolge in un bar, davanti ad un caffè. Pochi minuti di chiacchiere e si parte per Bologna, diretti all’incontro organizzato dal Comitato per l’Occidente.
Arriviamo con largo anticipo al Palazzo dei Congressi: non sono ancora le 10 e l’incontro è previsto per le 11.30.
Sorvy è attrezzatissimo. Ha con sé ben tre bandiere (U.S.A., Israele ed Italia) e sul posto se ne procura anche una di Forza Italia con la scritta “Berlusconi Presidente”.
Siamo forse i primissimi ospiti ad entrare nella sala dedicata a questa manifestazione. Oltre a noi ci sono solo gli organizzatori impegnati negli ultimi preparativi.
Ci piazziamo in un punto abbastanza strategico, subito a sinistra delle file centrali (niente paura, non abbiamo cambiato idea! :-) – in ogni caso, dal palco, appariamo proprio… al “centro-destra”).
Leghiamo le bandiere alle aste e continuiamo a guardarci intorno, mentre cominciano ad arrivare altri ospiti, in gran parte di Bologna e dintorni. Poi è il turno di gruppi arrivati con alcuni pullman. Infine arrivano i passeggeri dell’Occidente Express, partito da Roma e che ha raccolto altri partecipanti strada facendo.
Sono le 11.20 ed il salone è del tutto pieno.
Pochi minuti dopo le 11.30 (forse cinque o dieci, non so esattamente) entra il Presidente Marcello Pera. E lo fa da dove non ce lo saremmo proprio aspettati.
Appare in cima ad una delle balconate laterali del salone e si avvia, stringendo le mani di tutta la gente intorno, verso uno dei due corridoi di platea che portano al palco.
Ci passa ad un metro di distanza e Sorvy gli grida: «vai Marcello!». Lui si gira e saluta sorridendo.

L'arrivo di Marcello Pera

Il primo ad intervenire è il prof. Gaetano Quagliariello (Presidente della Fondazione Magna Carta), seguito da Davide Rondoni (professore universitario e poeta) e Isabella Bertolini (Vice Presidente del Gruppo parlamentare di Forza Italia).

Interventi di Quagliariello, Rondoni e Bertolini

E finalmente è il momento di Marcello Pera, che raggiunge il pulpito in mezzo ad una grandissima ovazione.
Ed esordisce con queste parole: «Cari amici, in primo luogo grazie di essere tanti, belli, giovani, entusiasti e determinati. Grazie per la vostra adesione al manifesto e per i vostri commenti e per i vostri blog. Grazie per l’Occidente Express: è partito. Oggi si è fermato a Bologna ma ha ancora un lungo percorso da compiere».
L'intervento di Marcello PeraParlando dell’Occidente, si lancia in una denuncia delle mancanze e delle ambiguità contenute nella Costituzione europea. Parla del relativismo e del multiculturalismo. Di immigrazione ed Islam: «il nostro nemico non è l’Islam. Il nostro vero nemico è la nostra incapacità a reagire a coloro che, facendo dell’Islam uno strumento, decidono di aggredirci nei nostri princìpi e valori più cari».
E infine evidenzia alcune fondamentali differenze tra il centrodestra ed il centrosinistra.
«Nel programma elettorale della Casa delle Libertà, proprio all’inizio, c’è un punto in piena consonanza col nostro Manifesto. Lì si dice che nel 2006 alla libertà “si deve aggiungere un altro valore complementare alla libertà, la sicurezza della nostra identità”. Questo concetto di identità è ripetuto quattro volte nella stessa pagina. E ad esso si aggiunge un appello alla “difesa delle radici giudaico-cristiane e a contrasto di ogni fondamentalismo”, per poi concludere: “Questo è il cuore del nostro programma. Questo è il centro strategico del nostro disegno tanto sul lato politico quanto sul lato economico, tanto in Italia, quanto in Europa: la difesa dei valori religiosi e dei princìpi morali, la difesa della famiglia e delle nostre radici, l’impegno a rispettare la nostra civiltà da parte di chi entra”».
Mentre «in quel programma dell’Unione, si parla di unioni di fatto, a definire le quali – è scritto – “non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale”. (…) Lì, insomma, si parla di “nuovi diritti”, anche se vanno a detrimento dei vecchi, e si parla di diritti delle minoranze, senza curarsi di quelli della maggioranza del popolo italiano. Il professor Prodi non ama parlare di Pacs, ma poi scrive ad Arcigay e Arcilesbisca per dire che, sì, si faranno, anche se è bene non fare “chiasso” durante la campagna elettorale. Al professor Prodi piace parlare della famiglia, ma poi da un manifesto di Rifondazione comunista si apprende che “la famiglia si articola in una vasta molteplicità di opzioni e di libere unioni”». E poi accenna ai concetti espressi da Boselli e da Emma Bonino per poi arrivare alla Margherita che «si divide fra le idee della professoressa Binetti e del dottor Bobba e quella della onorevole Rosy Bindi». Perciò Marcello Pera si chiede: «il professor Prodi ha un programma politico o è costretto a indossare le vesti di Arlecchino?».
Siamo alla conclusione: il Presidente Pera lancia il suo affondo verso il centrosinistra.
«E poi c’è quello che … non c’è. Nel programma dell’Unione e nel dibattito fra le forze che la compongono non c’è riferimento ad un’Europa identitaria, non alle nostre radici cristiane, non al diritto alla vita, non alla sussidiarietà, non alla pluralità dell’educazione. C’è invece, tra quelle forze, una tracotante protesta contro la Chiesa e il Papa, una ideologica chiusura verso le scuole cattoliche, un’idea di Europa angelica e senza responsabilità, una tendenza a distaccare l’Europa dall’America, e anche – come è scritto – “un segnale forte di discontinuità sia al popolo iracheno sia alla comunità internazionale”, senza curarsi né del popolo iracheno né del nostro interesse nazionale. Non sono mancati neppure coloro che hanno scandito slogan come “10, 100, 1000 Nassyria”, in spregio al nostro Paese e ai nostri valorosi militari.
Ecco perché io non accetto il programma dell’Unione. Perché voglio la mia identità. Voglio la mia tradizione. Voglio la mia cultura. Voglio la mia storia. Lo voglio, tutto questo, non perché sono tracotante o arrogante o oppressore. Lo voglio non perché non rispetto gli altri. Lo voglio perché rispetto me stesso. Lo voglio perché se nel mio Paese, nella mia Europa, si aggrava ancora di più la crisi spirituale e morale che stiamo attraversando, allora il mio futuro sarà perduto.
Noi già il 9 aprile quel futuro eviteremo di perderlo. Abbiamo capito che la discriminante fra noi e i nostri oppositori politici della sinistra è, come ha scritto il presidente Berlusconi a Isabella Bertolini, “lo scontro fra due opposte visioni del mondo”. Abbiamo capito la posta in gioco. E siccome abbiamo capito, intendiamo vincerla, quella posta, per noi, per i nostri figli, per l’Europa, per l’Occidente».
L’incontro si conclude così, in un tripudio generale.
In moltissimi accorrono verso il palco per un saluto o un autografo. Anche Sorvy ed io ci proviamo. Sorvy, con in mano la brochure distribuita a inizio manifestazione, chiede un autografo al Presidente Pera gridando (ed anch’io insieme a lui): «un autografo per TocqueVille!». Pera annuisce e, autografando la brochure di Sorvy, esclama «bravi!» rivolgendosi sia a noi ma soprattutto a tutti i cittadini di TocqueVille.

AGGIORNAMENTO del 06/04/2006

SEGNALAZIONI

Sul blog del Sorvegliato Speciale potete trovare due post:

Risorse audio e testo presenti sul sito personale del Presidente Marcello Pera:

Lo sciacallo Rutelli usa Tommy per attaccare il Governo

Rutelli proprio non riesce a tenere la bocca chiusa, nemmeno per decenza, quando gli si prospetta la possibilità di attaccare la maggioranza e Berlusconi.
Avevo già parlato di una delle sue tante “uscite” idiote e di quella di una sua collega della Margherita. Ma ieri ha toccato veramente il fondo.
Alle varie dichiarazioni di dolore da parte di varie autorità per l’orribile uccisione di Tommy, un cucciolino completamente indifeso, si è unito anche Berlusconi con queste parole (fonte AGI, 2 apr.): «Orrore, sgomento e commozione: questi sono i sentimenti che tutti proviamo di fronte all’orribile morte del piccolo Tommaso. Di fronte a un fatto che ha dell’incredibile ci sarebbe solo il silenzio». Sempre Berlusconi ha poi aggiunto, in una nota, «Non posso pero’ rinunciare ad esprimere, non solo il dolore e l’indignazione di tutti gli italiani, ma anche l’auspicio che sia fatta piena luce su tutti i responsabili e che per loro siano applicate, senza ritardi e senza indulgenze, le pene severe previste dal nostro ordinamento».

Parole condivisibili da chiunque abbia una minima sensibilità umana e che vanno al di là di qualsiasi ideologia.

Ma per Rutelli non è così: questa tragica vicenda è solo un’altra occasione per sferrare un attacco al Governo. Infatti dichiara che (fonte Repubblica.it, 2 apr.) si tratta di «una vicenda terrificante rispetto alla quale si consiglierebbe di non fare strumentalizzazioni politiche, soprattutto da parte della maggioranza che avendo governato cinque anni non ha stabilito alcuna norma più severa per chi commette delitti efferati».
E ancora (fonte AGI, 2 apr.): «Hanno fatto una serie infinita di leggi a tutela di Berlusconi e dei suoi amici in materia di giustizia ma quando il nostro deputato e responsabile giustizia Fanfani ha presentato una proposta di legge per escludere il rito abbreviato per crimini efferati come quello di Parma, e quindi escludere ogni beneficio per i responsabili, il centrodestra non ha mosso un dito».

Solo una persona profondamente meschina può arrivare a tanto.
Ora non si può nemmeno più esprimere il proprio dolore per l’assassinio atroce di un bimbo indifeso (che in me suscita nausea – come penso capiti alla maggior parte delle persone) che subito vieni “strumentalmente accusato di strumentalizzazione”! Quasi come se di questo orrore fosse responsabile il governo Berlusconi!
Una dichiarazione simile, nella sostanza, a quella già rilasciata dalla sua collega, Dorina Bianchi.

VERGOGNA RUTELLI!
In me susciti solo SCHIFO E PIETA’.

Gli esperti super partes di Ballarò

Segnalo il post “Il maestrino di Ballarò (e due)“, di Fausto Carioti, che smaschera senza pietà un fulgido esempio di informazione scorretta e subdola al tempo stesso.

Si parla infatti della trasmissione condotta da Giovanni Floris, andata in onda ieri sera su RAI 3, che ha visto protagonisti Bertinotti, Emma Bonino, Rotondi e Berlusconi.

Assolutamente da non perdere e da divulgare (anche tramite email) ad amici e parenti.

Interrotto 50 volte (cioè 3 volte al minuto)

LIBERO del 14/03/2006
Sullo “scontro” Annunziata – Berlusconi riporto i link ai servizi di Studio Aperto, il TG di Italia 1, che già dal titolo (“L’ha interrotto 50 volte, cioè 3 volte ogni minuto”) mettono molto bene in evidenza ciò che è successo.

- Servizio di Studio Aperto n. 1 (edizione del 13 marzo – ore 12.30) (link diretto al filmato);
- Servizio di Studio Aperto n. 2 (edizione del 13 marzo – ore 18.30) (link diretto al filmato).

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