Archivio per Marzo 2006

Incontro con Marcello Pera

Marcello Pera - Incontro a BolognaDomenica 2 aprile, a Bologna, alle ore 11.30, si terrà un incontro con Marcello Pera.
Si tratta di un’occasione importante per tutte le persone che hanno a cuore l’identità, i valori e il futuro della civiltà occidentale.
Inoltre costituisce un evento importante proprio perché le vicinissime elezioni, che ci attendono il 9 e 10 aprile, vedranno i cittadini impegnati a scegliere (in sostanza) tra due modi di concepire lo Stato:

  • la concezione di uno Stato “pesante”, paternalista e padrone (ma i comunisti e i postcomunisti non hanno forse sempre odiato i padroni?), sostenuta dal centrosinistra che ospita al suo interno una folta rappresentanza illiberale e antioccidentale;
  • la concezione di uno Stato “leggero”, garante della Libertà di ciascun individuo e difensore dell’identità occidentale, sostenuta dal centrodestra.

Aspetti che vinca le elezioni prima di suicidarsi…

“Io ho un’impresa che vale 2 miliardi, che devo fare il 10 aprile se vince lei, mi devo suicidare?”. Un costruttore si rivolge cosi’ a Romano Prodi, ospite dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) esprimendo in modo colorito la preoccupazione per il ripristino della tassa di successione, annunciato dall’Unione. “Aspetti che vinca le elezioni prima di suicidarsi…”, replica il professore…

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Gli esperti super partes di Ballarò

Segnalo il post “Il maestrino di Ballarò (e due)“, di Fausto Carioti, che smaschera senza pietà un fulgido esempio di informazione scorretta e subdola al tempo stesso.

Si parla infatti della trasmissione condotta da Giovanni Floris, andata in onda ieri sera su RAI 3, che ha visto protagonisti Bertinotti, Emma Bonino, Rotondi e Berlusconi.

Assolutamente da non perdere e da divulgare (anche tramite email) ad amici e parenti.

Romano Prodi – Una biografia scomoda

Tutte le ombre dell’impero Romano
Tratto da Il Giornale – n. 65 del 18/03/2006

«Io presidente del Consiglio? Non penso proprio a queste cose, l’Italia ha bisogno di facce nuove», Romano Prodi, aprile 1993. Tempo tre anni e la bugia si avvera. Perché in realtà fin da ragazzino il sogno di Romano era diventare premier. È la moglie Flavia Franzoni a raccontare, nell’autobiografia di coppia Insieme (San Paolo, 2005), che lui diciannovenne studente della Cattolica di Milano, dopo aver superato l’esame di Codice civile, il più duro, urlò ai compagni di stanza Tiziano Treu e Giovanni Maria Flick: «Tra me e la presidenza del Consiglio non ci sono più ostacoli». Era l’inizio della parabola che avrebbe portato «un uomo qualsiasi» dalle seggiole dell’università alle poltronissime del potere italiano ed europeo.
«L’uomo qualsiasi» è l’inserto monografico che oggi (18/03/2006 – n.d.miscredente) il Domenicale, settimanale diretto da Angelo Crespi, dedica all’ex presidente Iri, ex presidente della Commissione Europea, ex presidente del Consiglio dal 1996 al 1998. Sotto il simbolo dell’omino stritolato dal torchio, che richiama l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, sotto le manchette dei pomodori Cirio «buoni per tutte le salse», tre pagine di «agiografia non autorizzata del professore Romano Prodi» scritte dal giornalista Massimo Pandolfi.
Contro i 120 libri, perlopiù dispregiativi, sul Cavaliere, la bibliografia su Romano Prodi è magrissima. «Non esistono in libreria – scrive Pandolfi – libri critici contro il Prof. o comunque si possono contare sulle dita di una mano. Ce n’è uno, del 2000, che ha vissuto una storia emblematica. Si intitola Prodeide, è stampato da una casa editrice che non c’è più, e l’ha curato Antonio Selvatici, un giornalista che oggi vende case». Ex giornalista, perché dopo la biografia non autorizzata di Prodi, «gli hanno fatto terra bruciata intorno».
Eppure nell’armadio di Prodi gli scheletri abbondano (c’è anche un fantasma, quello della famosa seduta spiritica in cui il Professore tirò fuori il nome «Gradoli», la via di Roma dove si trovava un covo brigatista durante il sequestro Moro). Vent’anni fa era il manager pubblico più pagato d’Italia, con 201 milioni di lire di imponibile nel 1984. «E quando nel 1998 dichiarò: “In borsa guadagni poco etici”, nel frattempo possedeva un portafogli azionario di un miliardo e 219 milioni che col boom dell’epoca di Piazza Affari si rivalutò in quasi 3 miliardi».
Nel luglio 1993 fu sentito come testimone della vicenda Sme dal pm Antonio Di Pietro, oggi suo alleato. Di Pietro sbattè i pugni sul tavolo: «E i soldi alla Dc chi glieli dava? Lei era capo dell’Iri, possibile che non mi sappia riferire niente?. «Prodi terrorizzato – scrive Pandolfi – andò pare a chiedere conforto al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Qualche giorno dopo arrivò a più miti consigli anche il procuratore capo Francesco Saverio Borrelli: guarda caso al successivo interrogatorio di Prodi, Di Pietro non era neanche più presente».
Nel 1981 Prodi fondò Nomisma, società di analisi e consulenza economica, «il capolavoro del sacro Romano impero». Attorno a Nomisma cresce una rete di incroci tra il Prodi consulente e il Prodi manager pubblico. Come nel 1992, quando viene nominato «garante per le conseguenze territoriali dell’Alta velocità» e tre mesi dopo le Fs chiesero proprio alla Nomisma di Prodi una relazione su tale impatto. Sintetizza perfettamente il giudice Francesco Paolo Casavola, che assolse Prodi per gli strani intrecci di Nomisma: «L’idea che le commesse siano state affidate perché a richiederle erano il presidente dell’Iri e il suo assistente alle società collegate è verosimile, ma non assume gli estremi di reato».
Le pagelle di Prodi presidente della Commissione europea sono pessime. Il giudizio della (oggi) alleata Emma Bonino sulla gestione Prodi degli affari Ue: «Cervello piatto». Il Financial Times: «La sua performance è stata orrenda». Sempre il FT: «È un dilettante, catapultato su una poltrona troppo importante per lui». Le Monde su Prodi a Bruxelles: «Una commissione in pieno caos». Il Times di Londra titolò: «Il problema Prodi». Il tedesco Die Welt: «Impacciato, dal linguaggio piatto, un uomo che perde spesso il filo del discorso dando l’impressione di non sapere bene di cosa stia parlando.»
È invece infallibile nel procurarsi e coltivare amicizie influenti. «Prodi trova immancabilmente l’amico giusto al momento giusto. Come Giovanni Bazoli, dominus di Banca Intesa, suo fedelissimo, insieme potente banchiere e azionista principe del Corriere della Sera». Già, l’informazione. Quante penne alla corte di Romano. «Negli archivi abbiamo trovato degli ossequiosissimi Arrigo Levi, Lietta Tornabuoni, Giuseppe Turani, Luca Giurato. E nello staff di Mortadella sono passati negli ultimissimi anni Rodolfo Brancoli, Albino Longhi e Gad Lerner». Cioè, tre ex direttori del Tg1.

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NOTE

Massimo Pandolfi è caporedattore de Il Resto del Carlino. E’ anche autore, insieme a Riccardo Fantini, del libro “Inchiostro rosso – Le vere veline dell’era Berlusconi“, pubblicato nel 2004 dalle Edizioni Ares. Nel 2005 ha pubblicato, tramite lo stesso editore, il libro “Un poliziotto in galera – L’odissea giudiziaria di Ivan Liggi“, scritto insieme a Simona Pletto.

Interrotto 50 volte (cioè 3 volte al minuto)

LIBERO del 14/03/2006
Sullo “scontro” Annunziata – Berlusconi riporto i link ai servizi di Studio Aperto, il TG di Italia 1, che già dal titolo (“L’ha interrotto 50 volte, cioè 3 volte ogni minuto”) mettono molto bene in evidenza ciò che è successo.

- Servizio di Studio Aperto n. 1 (edizione del 13 marzo – ore 12.30) (link diretto al filmato);
- Servizio di Studio Aperto n. 2 (edizione del 13 marzo – ore 18.30) (link diretto al filmato).

Milano e l’okkupazione gramsciana

A Milano abbiamo avuto un altro tragico esempio dell’odio estremo “coltivato” in tanti anni da questa sinistra.
Sassi, bombe carta riempite di chiodi e bulloni (che mi ricordano gli ordigni dei kamikaze palestinesi), vandalismi di ogni genere. Una furia cieca che non si è curata nemmeno dei bambini che a quell’ora frequentavano un Mac Donald (raccomando la lettura di un significativo post di DAW).
Ed ora anche la sinistra tutta condanna giustamente le violenze ma, contemporaneamente, mette le mani avanti avvertendo che “quelli lì” non c’entrano nulla con loro.
Però, se si guardano le manifestazioni di solidarietà davanti al carcere dove sono stati rinchiusi i facinorosi arrestati, chi ci troviamo? La sinistra dei centri sociali!
Perciò a tutti coloro che dicono sia strumentale incolpare la sinistra dei disordini di Milano, rispondo riportando uno stralcio dell’editoriale di domenica di Vittorio Feltri.

Libero del 12/03/2006(…) Eccola, la campagna elettorale della sinistra colta e raffinata. Eccola, l’Unione di lotta e di governo. Qualcuno dirà: cosa c’entrano questi estremisti con noialtri progressisti intellettuali, ricchi, abili nell’uso delle posate da pesce? Cretini. I no global, gli anarcoinsurrezionalisti, i disubbidienti mica votano Casini o Berlusconi. Votano Daniele Farina. Votano Caruso (non votano Casarini solo perché non è stato candidato, e perciò si è incazzato). Votano Rifondazione Comunista, vostra alleata, che ha sottoscritto il programma di Prodi e della maggioranza di Prodi è una stampella. (…)

Sono parole da me pienamente condivise.
Lo so benissimo che anche a destra ci sono le teste calde. Ma se cominciamo a fare la conta di quante di queste teste ci sono a destra e quante a sinistra, allora forse il quadro sarebbe molto più chiaro.
Basterebbe rispondere ad alcune domande.
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che frequenta i centri sociali?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che ha sconvolto Genova in occasione del G8?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che “okkupano” università e scuole?
- Da che parte sta la maggioranza degli individui che grida 10-100-1000 Nassirya?
- E, infine, quale parte politica ha sempre cercato di smorzare le responsabilità di no-global e soci e non ha mai condannato in maniera totale e definitiva certe manifestazioni violente?

Si tratta di una semplicissima constatazione statistica.

La sinistra è dal dopo-guerra ad oggi che fomenta l’odio contro l’avversario come nessun’altra parte politica.
(A tal proposito basterebbe rispondere a questa domanda: a quale parte politica appartengono gli autori di libri, rappresentazioni teatrali e film che predicano la morte violenta di Berlusconi?).

Ora, senza scordare anche le stragi dovute all’estrema destra, come si possono dimenticare i morti ammazzati per mano di tanti “utili idioti” appartenenti a organizzazioni come Lotta Continua e Brigate Rosse (solo per farne un esempio)? Quegli omicidi non sono forse cronologicamente associati a feroci campagne d’odio a mezzo stampa e propaganda varia?
Lo stesso omicidio Biagi non coincide forse con una campagna di mistificazione e d’odio creata ad arte soprattutto dalla sinistra per ostacolare le riforme?
I risultati di questo modo di fare politica sono da sempre sotto gli occhi di tutti (anche il ‘68 ne è un esempio). E chi non lo ammette e continua a farci la morale è solo un emerito ipocrita.
Per questo, vengo puntualmente colto da un riso amaro quando sento personaggi come Fassino, il quale, dopo aver condannato le violenze, ipocritamente dice (ai microfoni del TG5) che «(…)siamo in presenza di episodi di teppismo politico, che non possono che essere assolutamente condannati, nel modo più assoluto; che non hanno niente a che vedere col confronto, la dialettica, la battaglia politica elettorale che è in corso e che deve svolgersi in un clima di rispetto reciproco, di serenità, di civiltà (…)».
E proprio lui, Fassino, parla di RISPETTO? Quando lui stesso e la maggioranza dei suoi compagnucci d’avventura spessissimo non ne hanno avuto e che da anni non fanno che delegittimare questo governo, insultando ripetutamente e pesantemente lo stesso Berlusconi?

Il punto, secondo me, è che l’Italia soffre terribilmente di quanto prodotto dalla “okkupazione” gramsciana.
Non dobbiamo infatti dimenticare quanto sostenuto da Antonio Gramsci, come da altri nel partito comunista, che indicava il “condizionamento sistematico di tutti i gangli della cultura e dell’informazione” come “strumento” per consolidare il comunismo in Italia.
Come si può negare il fatto che la sinistra abbia “okkupato” tutti i gangli vitali del Paese?
Magistratura, scuola, università, impiego statale e di altri enti a livello nazionale, mondo dello spettacolo e della cultura, sindacati, giornali e televisioni (checché ne dicano i detrattori di Berlusconi – vi invito a leggere il libro “Inchiostro rosso – Le vere veline dell’era Berlusconi“, scritto da Massimo Pandolfi e Riccardo Fantini, edizioni Ares) sono tutti in mano ai “rossi” che, dal dopo-guerra ad oggi, hanno operato come una grande piovra (come la mafia).
Perciò, se oggi ci troviamo in questa situazione, con “utili idioti” di destra e soprattutto di sinistra (numericamente molto più consistenti), lo dobbiamo soprattutto a comunisti e post-comunisti.
La “okkupazione” gramsciana ha lavato tanti cervelli e continua a farlo. E proprio questo, secondo me, è il principale elemento frenante di una possibile evoluzione della politica in Italia (a tal proposito segnalo questo post di Robinik).

Il Corriere ha finalmente gettato la maschera

Libero del 09/03/2006

Ma non era opinione diffusa che il Corriere della Sera era una testata “super partes”?
Finalmente hanno gettato la “maschera ipocrita” e diventa palese tutto quel che c’è dietro!

Qualche anno fa se ne parlò anche nel libro “Inchiostro rosso – Le vere veline dell’era Berlusconi“, scritto da Massimo Pandolfi e Riccardo Fantini – edizioni Ares – che consiglio a tutti di leggere.

Online il sito di Marcello Pera

Sito personale di Marcello Pera

Finalmente è online il sito personale del Presidente Marcello Pera. Assolutamente da non perdere e da linkare.

Prodi il Coniglio

Prodi il Coniglio - Fausto Carioti su LIBERO del 08/03/2006

Complimenti a LIBERO e a Fausto Carioti.

Sul blog “A Conservative Mind” si può leggere il testo completo dell’articolo.


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